Olimpia43

2 Agosto Ago 2012 2316 02 agosto 2012

Fioretto femminile, sono loro il vero Dream team

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Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Valentina Vezzali e Ilaria Salvatori cantano l'inno di Mameli sul podio olimpico.



È arrivato. L'oro più atteso e annunciato delle Olimpiadi non ha tradito. Elisa Di Francisca, Arianna Errigo e Valentina Vezzali sono salite sul gradino più alto del podio dopo una gara dominata dall'inizio alla fine. Con loro c'era anche Ilaria Salvatori, la riserva di lusso che ha coronato così una carriera di altissimo livello. Ilaria, che è numero 16 del ranking mondiale, sarebbe potuta essere nel terzetto di qualsiasi altra nazionale, ma quei tre fenomeni là la chiudono inevitabilmente.

Hanno gioito ed esultato insieme, hanno intonato l'inno, hanno ancora una volta reso orgogliosi gli italiani. Hanno cantato e ballato, riso e scherzato. Non ci fossero loro tre, questa edizione dei Giochi sarebbe stata molto meno esaltante. Personalmente non riesco a lasciarmi andare all'esultanza sfrenata se non soffro almeno un pochino. Ero certo che avrebbero vinto, e sono contento nella misura in cui le mie aspettative non sono state deluse. La verità è che io festeggio ogni giorno perché Elisa, Valentina e Arianna sono nate in Italia.

Un'Olimpiade è il momento più alto nella vita di un atleta, il più atteso, ma sono fermamente convinto che non sempre sia il metro migliore per capire il suo valore. Conosco atleti straordinari che non hanno mai conquistato un oro olimpico, ma hanno in casa titoli mondiali, continentali, Coppe del mondo. Ce ne sono altri che invece trovano la gara della vita proprio ai Giochi, e nel resto della loro carriera fanno ben poco. Nella scherma è così, anche i più impensabili carneadi possono avere il loro momento di gloria, mentre tanti campioni si ritirano senza un oro olimpico.

Elisa, Arianna e Valentina fanno eccezione. Loro sono le migliori e l'hanno dimostrato. Prima, seconda e terza nella prova individuale, prime in quella a squadre. Non c'è mai stata storia: nei quarti contro la Gran Bretagna come nella finale contro la Russia (unica squadra che negli ultimi anni sia riuscita a battere, sporadicamente, le Azzurre), passando per la semifinale con la Francia. Non c'è stato pathos, ma c'è stato spettacolo. Le guardavo tirare e pensavo a quanto erano perfette. Diversi modi di tirare, diversi punti di forza: l'affondo impressionante di Elisa, la presa di ferro e il movimento di polso di Arianna, l'uscita in tempo di Valentina. Meravigliose, senza dubbio.

Twittavo con un collega di Eurosport, discutevamo di scherma tra appassionati. Io sostenevo di non aver mai visto tre talenti così puri, contemporaneamente, nella stessa arma. Lui mi faceva notare, senza avere tutti i torti, che nel 1996, ad Atlanta, c'erano Valentina Vezzali, Giovanna Trillini, Diana Bianchedi e Francesca Bortolozzi. Eppure io credo che le tre di oggi, con la Vezzali ancora lì, siano più forti prese individualmente e come squadra. Guardate come hanno polverizzato ogni avversaria oggi, guardate come, di anno in anno, occupino costantemente le prime tre/quattro posizioni del ranking mondiale, come si alternino alla conquista di titoli mondiali e prove di Coppa del mondo, lasciando alle altre le briciole, e talvolta nemmeno quelle. Sono loro il Dream team, Elisa, Valentina e Arianna. Almeno quanto Michael Jordan, Magic Johnson e Larry Bird.

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