Olimpia43

12 Agosto Ago 2012 1033 12 agosto 2012

Pugni d'argento e calci d'oro

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Clemente Russo con la medaglia d'argento conquistata alle Olimpiadi di Londra 2012.



Quell'oro olimpico resterà per sempre un sogno, ma Clemente Russo non può certo essere deluso. A distanza di quattro anni da Pechino è ancora lì, sul secondo gradino del podio dopo aver disputato un'altra finale. Battutto dall'ucriano Usyk, che nel 2008 batté ai quarti, come un'Olimpiade fa, quando perse dal russo Čakchiev, con cui un anno prima, nel 2007, aveva conquistato il titolo mondiale.

Tatanka è così, ai suoi avversari concede sempre una seconda chance. Al di là delle battute, il pugile di Marcianise, ha fatto un torneo straordinario, degno coronamento di una super carriera da dilettante. The white hope, la speranza bianca, come l'aveva soprannominato Don King, è arrivato alla finale grazie a un terzo round da autentico fuoriclasse contro l'azero Mammadov. Un finale che non è riuscito a ripetere contro Usyk, ma stavolta, nei suoi e nelle sue parole, non c'erano rimpianti.

Una scambio del match tra Clemente russo (in azzurro) e Olekasndr Usyk (in rosso). L'ucraino ha conquistato la medaglia d'oro.



Sa di aver dato tutto Clemente, che ora, a 30 anni, passerà professionista, e magari si darà allo spettacolo e al sociale. Lui che ha sorpreso la critica con la sua interpretazione nel film Tatanka vuole riprovarci. E vuole continuare ad aiutare i giovani più svantaggiati, perché lui dalla boxe ha avuto una speranza, ma a Marcianise non è sempre così.

L'abbraccio tra Carlo Molfetta e Anthony Obame, dopo la finale che ha dato l'oro al taekwondoca italiano e la prima medaglia olimpica al Gabon.



Chi invece il suo conto aperto coi Giochi l'ha chiuso come meglio non si poteva è Carlo Molfetta. Il taekwondoca di Mesagne ha regalato spettacolo ed emozioni a tutta l'Italia, che ha vissuto col fiato sospeso i suoi incontri, spesso conclusi negli ultimi secondi, a volte addirittura dopo l'ultimo gong.

Calci volanti come in un videogioco, un'agilità impressionante per uno che si porta appresso 87 chili di muscoli, e che col suo metro e 84 di altezza, paradossalmente, è più basso di quasi tutti i suoi avversari. In semifinale ha sconfitto il gigante maliano Keità, 203 centimetri e una somiglianza impressionante con Lawrence Fishburne, il Morpheus di Matrix. La finale sembrava persa: 9-4 all'inizio dell'ultimo round, poi un colpo, una sanzione all'avversario, e un calcio alla testa l'hanno riportato in parità. Nel supplementare non è riuscito a piazzare il golden point decisivo, ma ci ha provato solo lui e i giudici l'hanno premiato.

Obame, prima medaglia del Gabon nella storia dei Giochi, non ha fatto una piega, consapevole di aver perso, e Carlo si è preso quello che inseguiva da otto anni. Ad Atene uscì al primo turno. Aveva solo 20 anni ed era inesperto e immaturo. Sottovalutò l'avversario e fu punito. A Pechino non andò perché infortunato. I problemi al ginocchio come una costante della sua carriera, tanto da far tenere il respiro ogni volta che, durante la gara di Londra, si chinava per toccarsi la gamba dolorante.

Un momento del match di finale tra Anthony Obame (in azzurro) e Carlo Molfetta (in rosso).



Il riscatto di Carlo, però, non è solo personale. È la piccola rivincita di una cittadina intera. Molfetta è di Mesagne, sebbene da oltre 10 anni viva a Roma. E al solo sentire il nome di Mesagne il collegamento è automatico. Viene da pensare a Melissa Bassi, e alla bomba che le ha tolto la vita a 16 anni, mentre chiacchierava con le amiche fuori da scuola.
Poco meno di due mesi e tante lacrime dopo Mesagne torna sui giornali e in piazza. Stavolta il paese è in festa, ma l'oro di Carlo non può cancellare il dolore per una ferita insanabile. Erano quasi tutti lì, nell'auditorium comunale, per seguire insieme la finale. Hanno esultato e gioito tutti insieme. Tutti tranne Melissa: lei non c'era e non ci sarà mai più.

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