Olimpia43

31 Agosto Ago 2012 1153 31 agosto 2012

Paralimpiadi, 10 cose da sapere sui Giochi

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Gran Bretagna e Germania in campo nel torneo paralimpico di basket.



Le Paralimpiadi sono appena iniziate e l'edizione di Londra 2012 si annuncia come la più seguita di sempre. Per molti spettatori sarà il primo contatto con questo tipo di gare, e allora, forse, una piccola guida potrebbe essere utile. Ecco 10 punti da chiarire per capire meglio i Giochi.







1 - Non sono disabili. Loro stessi hanno chiesto di non essere chiamati così, e non si tratta di un capriccio. La logica è perfetta. Provate voi a bendarvi gli occhi e giocare a pallone, tanto per fare un esempio. Insomma, non correranno i 100 metri in 9"58 come Usain Bolt, ma sono comunque molto più 'abili' della gran parte della popolazione mondiale. Dopotutto osereste definire disabile Daredevil solo perché non vede o il Professor Xavier degli X-Men perché non può camminare sulle sue gambe?

2- Le sigle che identificano le varie competizioni hanno un significato ben preciso. La lettera con cui iniziano indica la disciplina sportiva a cui si riferiscono (per esempio quella del nuoto è S, da stroke, mentre per l'atletica si differenzia tra T, track, e F, field), il numero identifica la tipologia e il grado di handicap degli atleti.

3 - Se ci riuscite, non chiamatela carrozzina. Sedia a rotelle è preferibile, sedia a ruote sarebbe ancora più preciso. Non confondetevi se sentite parlare di 'basket in carrozzina', il termine è entrato nell'uso comune, pur non essendo il più corretto per definire lo strumento.

4 - Voler essere politically correct a tutti i costi rischia di sortire l'effetto opposto. I ciechi preferiscono essere chiamati così piuttosto che non vedenti. Lo conferma anche il nome dell'associazione nazionale che si occupa dei loro diritti: l'Uiciechi, o la sua versione spagnola, la Once, resa celebre in tutto il mondo da una squadra ciclistica che tra gli Anni 90 e i 2000 andava per la maggiore.

5 - Ciechi e ipovedenti, alle Paralimpiadi, possono gareggiare insieme. Per ovviare all'evidente vantaggio che i secondi avrebbero sui primi, a tutti viene posta una benda sugli occhi. Nelle prove di corsa, agli atleti viene affiancata una guida.

6 - I ciechi giocano a calcio (nella sua variante a cinque) e a pallamano. In entrambi i casi il pallone ha al suo interno dei sonagli che rendono possibile l'identificazione dello stesso quando si avvicina. Nel calcio ci si orienta grazie alle barriere poste ai lati del campo (non esistono infatti le rimesse laterali), e alle urla del proprio allenatore. Il portiere è l'unico giocatore vedente. Nella pallamano si gioca da terra. Ai Giochi c'è anche il calcio a 7, al quale partecipano atleti con diverse handicap (prevalentemente cerebrolesi).

7 - Tutti gli sport paralimpici hanno il loro equivalente per normodotati. Tranne uno: le bocce. Il rugby invece, che vedrà la sua prima partecipazione tra i normodotati a Rio 2016 nella sua versione a 7, è presente alle Paralimpiadi  da Atlanta 1996, dove entrò come disciplina dimostrativa, e da Sidney 2000 come competizione a tutti gli effetti. Si gioca su sedie con ruote rinforzate, il contatto è consentito tra le sedie ma non tra gli atleti e la palla è sferica e non ovale. Lo scopo è sempre lo stesso: portare il pallone oltre la linea di meta.

8 - Esistono due modi di andare in bici alle Paralimpiadi. Uno è quello classico, con i piedi (o il piede in caso di atleti con un arto amputato) che spingono sui pedali. L'altro invece con le mani. La specialità si chiama Handbike e vedrà l'ex pilota di Formula 1 Alex Zanardi tra i favoriti della prova a cronometro e di quella in linea.

9 - Il volley, nella sua versione paralimpica, si gioca da seduti, con una rete posta decisamente più in basso. La particolarità di questa disciplina è che vi possono partecipare atleti biamputati, amputati a un solo arto inferiore, paraplegici, con limitazioni deambulatorie o, addirittura, normodotati. Basta restare seduti tutto il tempo.

10 - Anche gli atleti tetraplegici possono fare sport e perfino nuotare. Si tratta di tetraplegie incomplete, che comportano grosse limitazioni alle funzioni deambulatorie ma non le impediscono del tutto. L'Italia ha un campione di nuoto tetraplegico, si chiama Francesco Bettella e gareggerà nei 50, 100, 200 stile libero e nei 50 dorso.

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