Olimpia43

12 Giugno Giu 2013 1939 12 giugno 2013

Tim Duncan, l'impiegato della Nba

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Tim Duncan e LeBron James nelle finali Nba del 2013 (©Getty Images)



La Nba è uno spettacolo straordinario. Un grande circo pieno di acrobati e illusionisti, gente capace di compiere gesti atletici al limite dell'umano o di cercare e trovare conclusioni a canestro che scavalcano le leggi della fisica.
C'è la chase down block, la stoppata da dietro con rincorsa di LeBron James, c'è chi come Kobe Bryant sembra non voler far uscire la palla dalle mani finché non ha le cinque dita del marcatore stampate sul muso, ci sono playmaker alla Westbrook o alla Rondo, gente con razzi al posto dei piedi che salta tanto da andare a prendere rimbalzi fin sopra la testa di centri a cui concedono 30 centimetri in altezza.

Ce n'è uno, poi, che a guardarlo non gli daresti mezzo centesimo. Con quella faccia da impiegato nato stanco, finita per caso a 2 metri e 11 da terra, Tim Duncan è il classico collega d'ufficio a cui chiederesti di darti una mano quando non hai voglia di usare la scala per prendere quel fascicolo che hai conservato sulla mensola più in alto.

È sempre stato così Duncan, uno che non dà nell'occhio. Mai un passo in più del necessario, poco spazio allo spettacolo, tanta concretezza e una tecnica da lungo che oramai in America non esiste più. Post basso, piede perno, semigancio di destro o sinistro (tanto che differenza fa, di mani ne ha due, potrà pure usarle entrambe), appoggio al tabellone e palla nella retina. Lo guardi e ti sembra di vedere quell'azione alla moviola, eppure il difensore va fuori giri nove volte su dieci, e se lo perde per strada.
Se non tieni lo sguardo incollato su quel numero 21 per 48 minuti, va a finire che quasi non lo noti, salvo scoprire a fine partita che ha messo la solita doppia doppia, l'ennesima di una carriera irripetibile.

http://youtu.be/0r-XrLka1iM

Il caso, e un urugano, hanno voluto che quel ragazzone delle Isole Vergini prendesse in mano una palla a spicchi e la finisse per diventare il paradigma dell'ala forte. Da ragazzino Tim nuotava, e anche piuttosto bene. Puntava con decisione alle Olimpiadi di Barcellona, poi Hugo spazzò via la piscina in cui si allenava. Per passare il tempo cominciò a tirare contro il canestro montato nel cortile di casa di un amico, e non smise più di farlo.

Nel 1997 sembrava dovesse andare a Boston, ma la lotteria del draft beffò i Celtics, concedendo la prima scelta a San Antonio. Duncan fece le valigie ed emigrò in Texas. Per restarci. Rookie dell'anno nella stagione d'esordio, campione Nba al secondo tentativo, e Mvp delle Finals, il primo a esserci riuscito nella sua stagione da sophmore.

Duncan è un leader silenzioso, «noioso» secondo alcuni. In tanti hanno provato a darlo per morto: troppo vecchio, dicono all'inizio di ogni stagione. E lui, che adesso ha 37 anni, risponde sempre allo stesso modo: non si cura di loro ma guarda e passa, come fa la tartaruga che tiene la sua andatura e beffa la lepre già sicura di vincere.

L'ultimo anno è stato l'ennesimo vissuto con una doppia doppia di media (17,8 punti e 9,9 rimbalzi in regular season, 17,1 e 9,9 ai playoff). I numeri parlano per lui, ma non dicono tutto. Perché Duncan è molto più che punti, rimbalze, stoppate, assist, palle recuperate. Duncan è intelligenza cestistica allo stato puro. Vede il gioco come pochi altri, sa leggere in anticipo i movimenti degli avversari, sia in attacco che in difesa, li anticipa e quindi non è costretto a recuperare.

http://youtu.be/-kn3ydYf5YA

L'atletismo c'è, ma non è tutto, e soprattutto quasi non lo si vede. Tutto quello che fa riesce a farlo sembrare facile. Se anche non state seguendo la serie di finale contro Miami, avrete senza dubbio visto questa spettacolare stoppata di LeBron James su Thiago Splitter in gara 2.

http://youtu.be/kzjogJRUZNM

Difficilmente invece avete visto questa di Duncan su Mario Chalmers.

http://youtu.be/-LqYodpjkYE

Anche stavolta il 21 nerargento ve l'ha fatta sotto al naso. In silenzio, senza farsi notare troppo. Perché a lui piace così, alla faccia di Re e Prescelti.

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