Olimpia43

23 Luglio Lug 2013 2037 23 luglio 2013

Tania, a un passo dal sogno e dentro il mito

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Un tuffo di Tania Cagnotto ai Mondiali di Barcellona (©JOSEP LAGO/AFP/Getty Images).



Per più di un'ora ci ha tenuti col fiato sospeso. Tuffo dopo tuffo Tania Cagnotto ha costruito un capolavoro che per poco non è diventato un miracolo. Seconda, per 10 centesimi. Ancora una volta in mezzo a due cinesi, come le era capitato a Londra, nel trampolino da tre metri. Quella volta, però, erano qualificazioni, questa una finale, e per un nulla le è sfuggito ciò che sembrava impossibile: togliere l'oro dal collo di He Zi.

E pensare che un anno fa, più o meno di questi tempi, Tania piangeva per un bronzo olimpico svanito per 20 centesimi. Nessuna lacrima stavolta, solo un grande sorriso e un pizzico di rimpianto perché è mancato tanto così. Bastava un uno e mezzo rovesciato carpiato un pochino più preciso, bastava che le punte dei piedi non andassero a sbattere sul pelo dell'acqua quel tanto sufficiente a sollevare qualche schizzo di troppo. Un 8,5 comunque, esattamente come avrebbe fatto He Zi subito dopo, ma con due decimi di punto in più di coefficiente.

Per tutta la gara Tania è stata avanti. Fino ad avere cinque punti di vantaggio prima dell'ultimo tuffo. Aveva messo in fila la Cina, minando le sicurezze di una nazione che a perdere proprio non ci è abituata, e che mai prima d'ora aveva sentito così forte il suo fiato sul collo. Da sola in mezzo alle dominatrici, tutte le altre chilometri indietro. Tania non ha avuto paura, non ha sbagliato niente o quasi, sapeva di essere forte, di valere più Wang Han e, ora lo si può dire senza temere di essere presi per pazzi, quanto He Zi.

Siano benedetti tutti quelli che le sono stati accanto dopo la batosta di Londra, l'ennesima alle Olimpiadi. Quelli che, papà Giorgio in testa, le hanno fatto capire che non era ancora tempo di dire basta, che aveva e ha ancora tanto da offrire a se stessa e ai suoi tifosi. Per lei è stato un anno difficile, anche più di quanto non sia di solito un post-olimpico. In mezzo ci si è messo pure un infortunio che l'ha tenuta ai box un mese e mezzo, da metà marzo a fine aprile, ma è tornata più forte di prima. L'ha dimostrato a Rostock, agli Europei, con due ori nel trampolino da 1 metro e nel sincro da 3, e un argento nella gara individuale dalla stessa distanza. L'ha confermato, come mai le era riuscito prima, ai Mondiali di Barcellona.
Quello che ha fatto e continua a fare nella sua carriera ha un valore inestimabile. Se questo Paese avesse un briciolo di cultura sportiva non ci sarebbero dubbi: le costruirebbero una statua. Magari in una piazza di Bolzano, o a Roma, davanti alla sede del Coni.

Ma la sua missione non è ancora finita. Può riprovarci ancora, può essere la numero 1. Dall'anno prossimo, forse, cambierà programma, aggiungerà qualche decimo di coefficiente, preparerà un tuffo più difficile. Per stupire ancora una volta la giuria che già ora ha iniziato a farsene una ragione: una ragazza che si tuffa come le cinesi c'è, ed è nata in Alto Adige.
Così lontana da Pechino in termini di chilometri, così vicina a Rio se si parla di sogni e ambizioni. Le Olimpiadi del 2016 sono già nel mirino, e non credeteci se vi dicono che a 28 anni una tuffatrice è già grandicella. Tania non è mai stata così forte.

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