Olimpia43

31 Luglio Lug 2013 2142 31 luglio 2013

La Fede in una vera dea non muore mai

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Federica Pellegrini abbraccia Missy Franklin dopo la finale dei 200 stile libero ai Mondiali di nuoto di Barcellona 2013 (©Getty Images).



Il segreto, dicono quelli che ne capiscono, è l'acquaticità. Quel feeling tutto particolare con l'elemento in cui ogni uomo si è sviluppato, ma che dopo appena nove mesi ha lasciato abituandosi a vederlo come estraneo e spesso nemico. Quel rapporto speciale con l'acqua è qualcosa che non manca a Federica Pellegrini. Dopo un'Olimpiade così brutta che di più non si poteva, la Divina è tornata con un argento mondiale a sorpresa, in una gara che sulla carta non avrebbe dovuto fare, che a sentirla parlare non aveva preparato.

Ma sì, certo che di bracciate a stile libero ne ha date durante gli ultimi mesi passati a Narbonne con Philippe Lucas, l'allenatore che nel 2011 la portò sul tetto del mondo a Shanghai facendolo dimenticare, almeno in gara, la perdita di Alberto Castagnetti, e che lei stessa, inspiegabilmente, aveva lasciato prima dei Giochi di Londra. Ma preparare un 200 stile libero mondiale significa altro, vuol dire conoscere i propri limiti, i passaggi cronometrici al centesimo, 50 per 50, e sapere fin dove possono arrivare le avversarie.

Questo, forse, Federica non lo sapeva davvero. La sua consapevolezza è cresciuta turno dopo turno. Terzo tempo assoluto dopo le batterie, la migliore delle semifinali, a un passo dalla rimonta d'oro sulla Franklin nell'ultimo atto. Solo 33 centesimi l'hanno separata dalla campionessa americana, che ha fatto l'unica gara possibile per arrivare davanti a lei. A tirare dal primo 50, ritmi forsennati, perché dentro di sé Missy lo sapeva: se Fede fosse stata vicina a lei a una vasca dalla fine l'avrebbe battuta.

Ma alla fine va bene così, e questo argento, dopo paure e incertezze, è qualcosa di magnifico. Anche più degli ori passati. Perché ricorda tanto quella gara di Atene 2004, quella 16enne poco più che bambina così forte da non sembrare nemmeno italiana. L'abbiamo vista crescere, poi, conquistare titoli e abbattere record, infilarsi al collo un oro olimpico, troppo poco per il suo reale valore, dominare incontrastata sui 200, cadere preda del panico sui 400 per poi ritrovarsi e vincere anche lì. L'abbiamo anche vista approcciarsi, purtroppo per poco tempo, con gli 800 e guidare le staffette azzurre da capitano vero.

Magari non ci è sempre stata simpatica, non a tutti. Molto diva, in tutti i sensi, sulle copertine delle riviste di gossip come su quelle di sport. L'abbiamo vista portare via Luca Marin a Laure Manaudou, e poi lasciarlo in mezzo a un mondiale per Filippo Magnini. Gioire e soffrire, a volte schiacciata dalla responsabilità di tenere a galla tutto il nuoto italiano. L'abbiamo portata sul palmo di una mano e messa alla gogna non appena ha sbagliato. Anche per questo aveva scelto di partire per Barcellona in sordina, concentrandosi (o concentrando gli altri) sul dorso e mettendo da parte l'amato stile libero. Un anno di scarico, aveva detto, per recuperare le energie mentali. Ma il talento è più forte dei programmi e delle insicurezze, e Federica di talento ne ha una piscina piena.

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