Olimpia43

20 Febbraio Feb 2014 2254 20 febbraio 2014

Yuna e Carolina, regine senza corona

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Il podio del pattinaggio artistico femminile a Sochi 2014. Da sinistra: Yuna Kim (Corea del Sud, argento), Adelina Sotnikova (Russia, oro), Carolina Kostner (Italia, bronzo).

Quando vedi loro due, tutto il resto viene cancellato. Non importa se c'è chi porta programmi con difficoltà tecniche superiori, perché nessuna pattina come loro. Quando capita di assistere alla gara di una splendida atleta come Adelina Sotnikova, in mezzo a quelle di Carolina Kostner e Yuna Kim, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un brano di prosa, magari di ottima prosa, tra versi di altissima poesia.

Per questo il podio olimpico di Sochi 2014 è storto e fa male, a chi ama lo sport e il pattinaggio artistico su ghiaccio. Non ci vuole un grande esperto di toe-loop e axel per capire che c'è qualcosa che non va. Perché Adelina Sotnikova non vale cinque punti in più di Yuna Kim e otto più di Carolina Kostner. Non li vale in assoluto, e non li valeva durante questi Giochi invernali. Né tantomeno meritava di staccare le due avversarie sui components, quella parte del punteggio che valuta l'eleganza della pattinata, la velocità, l'impressione artistica. Insomma, l'esercizio nel suo completo.

Sì, il suo programma era più ricco di difficoltà tecniche, i suoi salti più complessi, ma non è stato perfetto. Su un combinazione di tre salti ha sbagliato l'ultimo elemento, un errore che né Carolina né Yuna hanno commesso. Poteva forse finire davanti alla Kostner (certo non di otto punti), ma mai e poi mai davanti alla Kim. La coreana, che in carriera ha vinto tutto, non è mai scesa dal podio, ha cancellato ogni record mondiale possibile e immaginabile, non ha fatto una piega quando, per ultima e dopo una gara perfetta, ha visto il suo punteggio. Non era contenta, non poteva esserlo, ma non ha battuto ciglio.

Carolina, invece, sorrideva. Perché in una carriera magnifica (un titolo mondiale e cinque europei, solo per citare le medaglie più pesanti) le mancava solo il podio olimpico. Perché a 27 anni, e dopo aver seriamente pensato al ritiro, era alla sua ultima occasione, e in pochi avrebbero scommesso su di lei. Non era tra le favorite, e ha dovuto fare la gara migliore della sua vita. Record personale nel programma corto, in quello libero e, logica conseguenza, nel punteggio complessivo. Primato italiano e, per una manciata di minuti, europeo. Ha scacciato i dubbi e le perplessità che la circondavano, e si è presa quello che meritava.

Yuna Kim no. Lei era andata a Sochi per vincere, ed era davanti a tutte che doveva stare. Così aveva parlato il ghiaccio, e l'hanno visto tutti tranne i giudici e il pubblico russo. D'altra parte, dopo il ritiro di Plushenko e le cadute della giovanissima campionessa europea Yulia Lipnitskaya (16 anni ancora da compiere), un oro ai padroni di casa lo si doveva. Con buona pace di Yuna, Carolina e di chi ama uno sport che, nelle sue massime espressioni, sconfina nell'arte.

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