Onomatopeicamente

13 Febbraio Feb 2018 1429 13 febbraio 2018

Un quaderno per l'inverno, la dolce poesia di Massimiliano Civica

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Poco meno di un'ora di poesia, silenzi e riflessioni, Un quaderno per l'inverno di Massimiliano Civica, scritto da Armando Pirozzi, è un gioiello condensato in pochi metri quadrati di scenografia. La realtà e ciò che essa rappresenta, il segno e il simbolo, l'arte e la possibilità che l'arte possa salvare. Da tutto, anche dalla morte - almeno in teoria. Il minimalismo scenico e l'onnipresenza della poesia attraverso due anime sole e solitarie che tagliano arance dopo che una delle due è entrata in casa dell'altra in cerca di denaro e chissà cos'altro - forse soltanto di poterla condividere, la solitudine altrui. La cura del dettaglio attoriale, attenta più a togliere che ad aggiungere, misura ogni parola e la sottolinea, quando non la ripete, e consegna allo spettatore due prove di alto livello - quelle di Alberto Astorri e di Luca Zacchini: un'Orfeo moderno senza talento alcuno e un giovane mariuolo disincantato inquadrati da un rettangolo di luce soffusa mentre il pubblico ride beffardo aspettando quelle «parole in fila che non servono a niente» sperando che possano ancora servire a qualcosa. A quelli là sul palco che tagliano arance per non pensare, a loro che ridono comodi sulle loro poltroncine per non pensarci. Il dramma di un'illusione contrapposto al dramma quotidiano di un illuso cronico ospitato qualche giorno fa al Teatro Fontana a Milano - che si appresta ad accogliere la Punta Corsara con Io, mia moglie e il miracolo dal 22 febbraio.

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