Osservatorio Berlino

20 Aprile Apr 2017 1250 20 aprile 2017

EPPUR SI MARCIA: LA TERRA IN PIAZZA PER LA SCIENZA

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La Marcia per la Scienza, prevista il 21 aprile, rivendica la conoscenza come diritto fondamentale.

Il 22 aprile scienziati e ricercatori di tutto il mondo si uniranno alla Marcia per la Scienza, organizzata in 493 città di 52 paesi (369 solo negli Stati Uniti). Con un’opinione pubblica sempre più insofferente a statistiche e dati e una classe politica impegnata a demonizzare gli esperti, l’iniziativa difende il valore della ricerca, degli studi scientifici e dei semplici fatti - reali, non alternativi. Nata in gennaio da una discussione su Reddit, ha coinvolto centinaia di migliaia di sostenitori in breve tempo.

Se l’idea di una protesta guidata da scienziati è nuova, il sentimento contro cui si batte è antico: l’antintellettualismo rovinò Socrate e Galileo, solo per citarne due. Il suo paladino nell’era della post-verità è Donald Trump, involontario ispiratore della Marcia. Uno dei suo primi atti da presidente è stato cancellare dal sito della Casa Bianca le informazioni riguardanti il cambiamento climatico. Non c’è da stupirsi, considerando la nomina di un negazionista climatico a capo dell’EPA (l’intervista a Scott Pruitt per confermare l’incarico è di un gusto surreale). The Donald aveva dichiarato guerra all’informazione già da tempo, quando definì in un tweet il riscaldamento globale una “bufala inventata dai cinesi”. In campagna elettorale aveva promesso di sciogliere le fastidiose regolamentazioni che impediscono alle aziende energetiche di inquinare come e quanto desiderano e di risollevare l’industria del carbone, creando posti di lavoro.

Promessa che rischia di diventare realtà. Il 28 marzo Trump ha firmato un decreto che inficerebbe il Clean Power Plan, emanato da Obama nel 2015 e già ostacolato dalla Corte Suprema. Il CPP, volto a ridurre le emissioni inquinanti del 25% entro il 2025, ha segnato un'importante presa di coscienza da parte della classe politica del cambiamento climatico e un impegno concreto per contrastarlo. Gli sforzi di ricercatori e climatologi, finalmente premiati, potrebbero ora essere cancellati da un tratto di penna. Non basterà però un decreto per rispedire il mondo nella prima rivoluzione industriale: servirebbero anni per trascinare il settore energetico statunitense sul vecchio binario del carbone. Nel frattempo, si marcia - e non solo in America.

In Australia, colpita duramente dai cambiamenti climatici, saranno dieci le città coinvolte; in Canada ben diciotto. Nel Regno Unito marceranno cinque città, tra cui Londra ed Edimburgo. In Germania la marcia è prevista a Berlino, Amburgo, Francoforte, Colonia e altre dieci città; in Italia a Roma e a Caserta. Bruxelles sarà della partita, mentre in Francia, scombussolata dalle elezioni imminenti, non si terrà alcuna Marcia. In Cina l’appello è stato raccolto solo dalla ribelle Hong Kong. Con partecipanti sparsi su tutti i continenti, comunque, dalla Groenlandia alla Corea del Sud, dalle Filippine all’Africa, la Marcia per la Scienza promette un respiro globale. Non per niente l’evento si svolgerà in concomitanza con l’Earth Day, giornata mondiale per la sensibilizzazione e l’educazione ambientale.

La Marcia non riguarda però espressamente l’ambiente. Il riscaldamento globale ne è un tema cruciale perché politici e pubblico tendono a ignorare le prove scientifiche che lo dimostrano, ma gli scienziati scendono in piazza perché, in generale, politici e pubblico tendono a ignorare il loro lavoro, a disprezzare i fatti e a nutrire antipatia per la ricerca, ottusamente misconoscendone l’importanza nello sviluppo della società. Come dichiara il sito March for Science Berlin:

«L'anti-trumpismo è per noi una chiave di lettura troppo ristretta. La visione antiscientifica di un presidente illetterato è mera espressione di un movimento sociale che denuncia i fatti scientifici e una conoscenza fondata su solide basi. Crediamo nella scienza e nella ricerca in quanto conseguimento della civilizzazione, indispensabile per una società democratica [...] Il nostro benessere è il prodotto di scienza, ricerca, tecnologia ed educazione. Il nostro futuro è in gioco».

Secondo alcuni film di fantascienza, in seguito a disastro ecologico l’opzione più appetibile sarebbe trasferirsi su un altro pianeta. Fantasia avvincente, ma fuorviante, che ci spinge a posporre il problema in un futuro comodamente lontano, in cui saremo in possesso della sapienza tecnologica necessaria a risolvere la catastrofe ultima. Sarebbe molto più ragionevole - e meno dispendioso - accettare la gravità dell’emergenza ambientale e affrontarne ora le conseguenze. Se rifiutiamo questa responsabilità, la nostra mancanza di buonsenso si rivelerà imbattibile persino per la scienza.

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