Pagine Sparse

12 Maggio Mag 2013 2228 12 maggio 2013

Una vita da pecora

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Storia di un’amica di infanzia

Conosci una persona tra i banchi di scuola, diventi sua amica, la vedi crescere, la vedi trasformarsi da bambina a ragazzina, da ragazza a donna, vedi i cambiamenti nell’aspetto fisico, vedi com’è diventata bella, come ha imparato a truccarsi e ad acconciarsi i capelli. Te la ricordi ancora com’era alle medie, con il viso da bambina e con indosso sempre le scarpe da ginnastica. Ora è una donnina, femminile e alla moda. Oltre ai cambiamenti esteriori tu conosci anche quelli di carattere, come si è costruita la sua personalità e come si sono modificati i suoi gusti. Però arriva un giorno in cui non la riconosci più.


C’è un momento in cui la persona che avevi sempre davanti, quella con cui avevi legato nel cortile della scuola non è la stessa che ti ritrovi ora, seduta davanti a te al tavolo di un ristorante a parlare di castelli di carta, nascondendosi dietro la vuotezza dei discorsi. Parole di aria, parole che non sono sue, parole che appartengono a qualcun altro, parole a cui non crede. Lo si vede dagli occhi, lo si vede dall’incertezza dei suoi movimenti, dal tono di voce troppo alto, dal modo di reagire se viene contraddetta. E a te dispiace perché sai che dentro di lei c’è qualcosa di bello, qualcosa che è solo suo che la distingue da tutti gli altri ma che lei ha deciso di sopprimere e di non tirar fuori, per insicurezza, per conformità, per aderire alla tranquillità d’animo che ti può garantire il fatto che sei uguale ai tuoi simili, dici le stesse cose, pensi le stesse cose, ti vesti nello stesso modo e vai negli stessi posti. Una vita da pecora, all’interno di un gregge di pecore bianche in cui non esiste una pecora nera e in cui non esiste un capo branco, tutti uguali allo stesso livello.


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