Papà 24/7

17 Gennaio Gen 2013 2036 17 gennaio 2013

Separati al supermercato

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Lo stress ha molte facce. E molte forme. E diciamo che di occasioni per importi una calmata, prenderti una pausa, tirare un grosso respiro rilassante o morderti la lingua, la vita del papà ne offre abbastanza. Poi però ci sono quelle situazioni in cui il contesto circostante ce la mette veramente tutta per metterti alla prova e avvicinarti a sperimentare la contraddittoria sensazione della santità. Sono situazioni banali, inattese, motivi futili. Come il corretto posizionamento della barra separatrice della spesa alla cassa del supermercato, o come cavolo si chiama quella cosa. Cioè, tu il sabato o, peggio, la domenica mattina, ti prendi i due nani “Under 5” per dare un sollievo alla moglie che resta a casa con la lattante, e te ne vai con loro a fare la spesona settimanale all’iper/super/centrocommerciale/multiplex/maxistore/mediaworld. Bene, il primo atto è la collocazione dei nani. Perché è evidente che due non entrano contemporaneamente nello spazio del carrellone dedicato al bimbo: e infatti mentre quello seduto sul sedilino rosso fa ciondolare allegramente le gambe all’esterno delle sbarre, cogliendo con le manine dagli scaffali tutto quello che gli arriva a tiro, l’altro deve necessariamente stare sdraiato sulla griglia del carrello dividendo lo spazio con il resto della spesa. Non è una situazione statica, nel senso che i ruoli vanno naturalmente invertiti in un numero pari di volte. Questo è il primo problema. Poi ce ne sono altri 100. L’ultimo – prima della riconquista dell’auto - è il pagamento alla cassa. Ce la fai solo perché sei meglio di un monaco buddista. Aspetti il tuo turno pazientemente in coda trattando tutto il tempo coi nani per non comprare né Ferrerorocher né Tictac né lamette da barba profilate in oro 24K, poi posizioni tutto sul nastro lasciando 40 centimetri di spazio dalla spesa del giovane che ti precede, e aspetti guardando il soffitto. Ecco, è in quell’istante che quello davanti a te si gira, ti squadra severo, afferra la barra separatrice (o come cavolo si chiama), la solleva al cielo e a quel punto la appoggia violentemente sul rullo per dividere bene, a scanso di equivoci, la tua spesa dalla sua. Ma perché? Non si capiva lo stesso? Vorresti piangere. Vorresti chiedergli che cosa ha nel cuore o nel cervello. "Che problema avete?" "Perché vi volete separare da me?". Vorresti comprare un’arma automatica. Ma non hai il tempo. L'anziano dopo di te si è già allungato sulla tua spesa per afferrare un’altra barra separatrice e piazzarla con precisione prima della sua preziosissima merce. E mentre guardi sconfortato questo secondo simbolo dell’isolamento urbano della già difficile condizione di papà con due nani al supermercato…  Zac! Ecco che il nonno infila preciso con forza e arroganza nella fessurina della barra separatrice la sua Cartapunti personale. E a quel punto crolli: tu l’hai dimenticata a casa.

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