Papà 24/7

20 Gennaio Gen 2013 1238 20 gennaio 2013

Il paese (vero) che non si arrende

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Una delle cose meno piacevoli della crisi e dei commenti attorno ad essa è doversi confrontare con la retorica del Paese che non si arrende, dell'Italia che non si rassegna. Vista da genitore, è difficile restare indifferenti.

Da quando la crisi ha preso dimora nelle nostre vite, ciclicamente c'è qualcuno che si alza e incomincia a raccontare la storiella di quelli che nonostante tutto non si rassegnano, che continuano a combattere e a guardare avanti, che non si lasciano andare di fronte alla recessione. È una retorica senza senso. C'è forse qualcuno che si è arreso? Conosco gente che ha perso il lavoro, ma gente che ha detto "vabbé pazienza" non ne ho incontrata molta. Conosco persone che hanno chiuso un'attività, ma se non hanno rendite di cui campare la realtà è che si stanno facendo un mazzo così per ripartire. Capisco che si debba tenere alto il morale del Paese, però ce ne sarebbero di cose diverse da raccontare. Invece eccoli, gli imprenditori con la valigetta che si rimboccano le maniche, come se lavorare e investire fosse una gara per appassionati del genere, un diletto per dilettanti che se volessero potrebbero fare anche altro. Il Paese che non si arrende è anche quello che, nonostante tutto, continua a costruire famiglie. Ad avere o ad accogliere bambini e a crescerli cercando di educarli ad essere persone per bene. Anche questa è retorica. Di speranza e di futuro. Se hai bocche da sfamare, altro che spiriti animali.

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