Papà 24/7

29 Gennaio Gen 2013 1643 29 gennaio 2013

Una mattina mi son svegliato...

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Questa mattina mi sono alzato e per prima cosa mi sono messo a cercare ancora in pigiama e a piedi nudi il termometro che mia moglie chiamava e invocava da ormai 10 minuti, perché dovevamo misurare la febbre alle due bambine, le quali per tutta la notte avevano pianto e chiamato a intervalli regolari di 70 minuti l’una dall’altra. Non ricordo se mi sono lavato i denti, però la doccia l’ho fatta, ed è molto probabile che i bisognini della mattina li abbia fatti solo una volta arrivato in ufficio. Ma prima di arrivarci, al lavoro, sono successe molte cose. Ho spalmato burro e marmellata sul pane per la colazione dei bimbi e scaldato il latte, ne ho vestito uno – quello non ancora ammalato (ma è inutile illudersi: lo sarà tra breve!)  e l’ho portato all’asilo da solo molto presto. Poi sono tornato  a casa di corsa e ho preso le due bambine per portarle dalla pediatra in macchina. Dopo la pediatra sono passato in farmacia, con la lattante ovviamente sempre in braccio, a prendere le medicine prescritte per le cure. Poi sono tornato a casa, ho posato le bambine e sono nuovamente uscito a comprare pane, latte, pannolini, yogurt e alimenti per i pasti, dato che anche mia moglie, povera donna, è ammalata e non può uscire. Poi sono ritornato in casa a portare e stivare la spesa, ho fatto un caffè veloce per berlo con mia moglie e sono uscito di nuovo per fiondarmi finalmente in ufficio, dove sono arrivato comunque puntuale pronto a farmi le mie dodici ore comandate. In macchina, per tirare il fiato, ho chiamato un mio caro amico che vive da solo per chiedergli come va. “Eh, sono stanco”, mi ha risposto. Finita la telefonata ho acceso la radio. Davano heavy metal. Ho alzato a palla. Ci ho messo 30 anni, ma oggi ho capito fino in fondo l’heavy metal. Non è mai troppo tardi.

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