Papà 24/7

4 Febbraio Feb 2013 1715 04 febbraio 2013

La terza volta

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Di famiglie con più di due figli non ce ne sono molte in giro. Il problema è che se pensi che i tuoi bambini non li debbano crescere altri, oggi è oggettivamente un problema per i genitori accettare di diventare minoranza nei confronti della prole. Tantopiù che la cosa in Italia ha un costo piuttosto rilevante. E' per questo che molti amici, dopo la nascita del mio terzo figlio, una bambina, si sono calati perfettamente nella parte del giornalista della tv pubblica quando viene inviato sul luogo di una disgrazia per intervistare i famigliari. E mi hanno posto la domanda di rito: "Che cosa si prova?". Beh, rispondere a voce non è facile. Io provo a spiegarla così. Dunque, alla nascita di Nana1 ero molto teso, carico, entusiasta e adrenalinico, pronto ad assumermi le responsabilità di padre e calarmi totalmente nel nuovo ruolo. Insomma: un automa col sorriso. Invece alla nascita di Nano2 mi sentivo ormai già esperto, padrone della situazione, sicuro di me in sala parto e tra le corsie dell'ospedale: Un genitore fatto e finito.

Nana3 è arrivata come una cometa. L'attesa mi è sembrata infinita, poi al dunque si è fiondata nel mondo alla velocità con cui il tappo di una bottiglia di spumante schizza e colpisce il lampadario della sala. Il problema è che il lampadario ero io. E tre secondi dopo averla vista mi sono trasformato anche nello spumante: sono crollato, piangendo fiumi di lacrime davanti a ostetrica, ginecologa, assistente, donna delle pulizie, personale vario. Erano le lacrime per la nuova nanetta, ma anche quelle che, causa adrenalina, non avevo versato per i due Nani precedenti. Potendo, in sala parto avrei abbracciato tutti, dopo mia moglie. Ecco, ho la sensazione che mi ci siano voluti tre figli per diventare veramente un papà.

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