Papà 24/7

4 Marzo Mar 2013 1740 04 marzo 2013

Mamma le coliche

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. Nel tentativo di trovare una risposta hanno letto svariati libri, blog o pagine web, ascoltato decine e decine di pareri, opinioni, ipotesi e congetture varie. Un punto di verità però non lo hanno mai raggiunto.

Le “coliche” sono uno stato di “disagio” che interessa tantissimi neonati, e si manifestano generalmente così: verso sera, quando il papà e la mamma sono più stanchi, il bambino incomincia a strillare e non smette. Non smette mai. Strilla e strilla disperato. Strilla sempre più forte, che sembra dover scoppiare.

In linea teorica le coliche sarebbero “aria” nel pancino. Ma non è dimostrato. E così, come per tutti i malesseri inspiegabili del bambino, c’è chi sostiene che quel pianto disperato sia dovuto a stress. E che ovviamente quello stress– giusto perché i sensi di colpa in carico ai genitori non bastano mai – dipenda dalla tensione che si comunica al piccolo.

Ora, prima di dire come la penso in merito, ecco qualche consiglio per affrontare e gestire la circostanza delle coliche.

1- Il leoncino. Si prende il neonato e lo si posiziona sull’avambraccio a leoncino, cioè come un cucciolo che dorme sul ramo a pancia in giù. A quel punto si incomincia a camminare per la casa facilitando un leggero movimento sussultorio delle braccia: su e giù, su e giù. Il movimento dovrebbe spingere il piccolo a liberarsi dell’aria nella pancia. Con la mia prima nanetta l’ho fatto per diversi mesi. Camminando per la sala con il leoncino strillante sul braccio ho seguito tutta la Champions League 2007: partite, post-partite, commenti serali, moviole…  Piangeva durante il possesso palla, si addormentava alle mie urla per i gol. Una fatica, ma è andata meravigliosamente e abbiamo vinto anche la finale.

2- Lo sturabimbo. Si esce di casa e si va in farmacia a comprare la “cannula”, un tubetto di plastica forata che, infilato delicatamente dove serve, dovrebbe aiutare il piccolo a liberarsi sempre della solita fantomatica aria che abita e tormenta le sua viscere. L’unica accortezza è che ci si deve posizionare di lato rispetto al bambino e al suo canale d’espulsione. La controindicazione è che, a mente fredda, potreste arrivare a pensare di essere dei mostri.

3 - Il codice bianco. Si prende il bambino, lo si mette nel guscio-auto e lo si porta al pronto soccorso perché sicuramente è da ricovero. Giunti nel parcheggio dell’ospedale il piccolo, per effetto delle vibrazioni dell’auto, cadrà in un sonno profondo, e a quel punto agli inesperti genitori non resterà che fare comunque l’accettazione notturna in ospedale (non si sa mai: potrebbe sempre ricominciare a piangere) per poi giurare e spergiurare al compassionevole personale infermieristico che fino a 10 minuti prima il piccolo sembrava stesse per prendere fuoco.

4 - Quelli della notte. La quarta opzione è una diretta conseguenza dell’esperienza maturata nella terza. Si prende il pupo strillante, lo si mette sempre nel guscio-auto, e si gira di notte per la città aspettando che si addormenti senza andare al pronto soccorso. Una volta, alle 3 di mattina, mi è capitato di restare senza benzina e di dovermi fermare in un distributore self service nella ridente “campagna” dell’hinterland milanese. Mentre rifornivo l’auto si è avvicinato un trans per offrire la sua mercanzia, ma una volta a un passo dalla portiera ha notato che in auto avevo un neonato. Sono riuscito a ripartire prima che il trans chiamasse i servizi sociali.

5- Senza cuore. Si lascia il bambino piangere nella culla o nel lettino aspettando che smetta da solo. Se ce la fate a reggere può darsi che smetta, ma allora non erano coliche. Se non smette il rischio è che incominciate a pensare che soffra non di “coliche”, ma di “reflusso”. E qui potrebbe aprirsi un incubo di proporzioni decisamente superiori rispetto all’ipotesi delle semplici coliche.

In conclusione, ecco la mia personale spiegazione. Dopo ampie riflessioni sono giunto a ritenere che tutti i bambini hanno le coliche e nessuno ha le coliche. Cioè: ci sono bambini che non sopportano quel fastidio e bambini che ci dormono sopra. E siccome i neonati funzionano in modo binario, cioè o sono “on” oppure sono “off”, ecco che alcuni piangono e altri no. Quelli che piangono manterranno questa attitudine anche da grandi: sono bambini molto intelligenti, che semplicemente chiedono più attenzioni di altri.

Ma qual è la funzione naturale e profonda di questo pianto, considerato che effettivamente si presenta più spesso quando i genitori sono inesperti, cioè al primo figlio? Beh, chiaro: quell’animale superiore che è il neonato sta cercando in tutti i modi di combattere e imporsi perché voi desistiate, abbandonando l’idea di avere un secondo figlio, così che possa restare l’unico per sempre. Ma siccome voi siete più furbi, ve ne fregate, e gli date almeno altri due fratelli. Così avrà modo di imparare che al mondo non c’è solo lui e diventerà una personcina un po’ più socievole e per bene di quella che sarebbe stata altrimenti.

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