Papà 24/7

7 Marzo Mar 2013 1645 07 marzo 2013

Orfani di Napoli

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L’incendio alla Città della Scienza di Napoli è una ferita al cuore. Lo dico da papà. Troppe volte abbiamo affrontato l’argomento Napoli da prospettive di cronaca: di Napoli si parla come magistrati, carabinieri, poliziotti, giornalisti, filosofi preoccupati e fatalisti, vittime, tifosi. Forse è venuto il momento di guardare a questa città con occhi diversi, quelli di un genitore - uno che non vive a Napoli, ma vorrebbe sentirla sua - per capirne i mali e la ricchezza. Napoli appartiene alla mia vita, anche se ci sono stato una volta sola. Mi spiego. Quasi ogni domenica sera, quando con i miei figli ci mangiamo la pizza multietnica a domicilio condita con pomodoro cinese e formaggio ai polimeri, non mi trattengo e finisco quasi sempre per dire loro: “Ma lo sapete dove hanno inventato la pizza e dove si mangia la pizza più buona al mondo?”. Ormai lo hanno imparato, e io prometto sempre: “Un giorno ci andiamo a Napoli, a mangiare tante pizze”. Sono un tipo banale, lo so, e mi emoziono per poco. Ma anche tutte le volte che mangiamo una mozzarella, faccio fatica a trattenermi: “Bambini, sapete che a Napoli fanno la mozzarella più buona che c’è? Voi non l’avete mai assaggiata una mozzarella così. Un giorno ci andiamo”. Il caffè ovviamente non lo bevono, però un giorno su un libro hanno visto dei disegni di Pompei e del Vesuvio e hanno chiesto. Ora sanno tutto del Vesuvio, dell’eruzione, e tutte le volte che racconto loro un’avventura o una storia vogliono che finisca sempre su un vulcano, sul Vesuvio o sull’Etna (poi ho dovuto aggiungere il Chimborazo e il Popocatepetl per variare un po’). E dopo aver “conosciuto” il Vesuvio sui libri hanno sviluppato una passione vera: disegnano vulcani, colorano la lava, li fanno con la terra o la sabbia al mare, mi chiedono quanto è grande un cratere.

Sono luoghi comuni, cartoline mentali, però Napoli è una città che mi manca. E’ una città sul mare e il mare fa bene ai bambini, ha un vulcano davanti e i bambini impazzirebbero, tutto può parlare ai bambini a Napoli: da Pulcinella a Caravaggio, dal dio Maradona alla funicolare. Sarebbe la città ideale, una meta naturale per famiglie di tutto il mondo. Altro che Parigi, Disneyland, Genova, l’Acquario, altro che villaggio vacanze sui mari esotici, altro che Venezia. Napoli è lì, potenzialmente perfetta. Però con i bambini non puoi andarci perché hai paura. Non succederebbe nulla, in realtà, ne sono certo, come so che troverei solo gente meravigliosa. Il problema è che non ti fidi, non la calcoli più, la eviti. Non conta come è, ma la percezione che ne hai. I rifiuti, i roghi tossici, la camorra, la violenza. Pensi che tutto possa essere inquinato, che ovunque vi possa essere un pericolo, che non è una città dove portare i bambini. Distrutto il capitale di fiducia, una città muore. Ma se si spegne Napoli, si spegne l’Italia. Napoli brucia, e siamo tutti orfani.

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