Papà 24/7

27 Marzo Mar 2013 1614 27 marzo 2013

Il tabù dei bambini sul lavoro

  • ...

Mai parlare della famiglia, sul lavoro. Mai dire che sei stanco a causa dei bambini. O che non puoi fare uno straordinario perché quel giorno ti aspettano i figli. O che domenica non puoi lavorare perché i pargoli non ti vedono mai e pure tu li vuoi vedere un po’ in serenità. O che devi arrivare più tardi perché sono tutti e tre malati.

La scusa-bambini no, non è tollerata nei luoghi di lavoro. Non è prevista né tantomeno capita. Se ne parli ti guardano come se fossi un marziano, con smorfie di disprezzo. Qualcuno sorride nervosamente, a denti serrati. Altri fan finta di niente e pensano che sei un povero pirla. Tabù.

E in un certo senso è giusto così, nella dinamica del branco e della leadership. Mai spiegare nulla: il vero leader non ha scuse e non deve argomentare proprio niente. L’uomo forte, come la donna che si impone, dice solo sì o no. Non ha lati deboli. E i bambini, come la famiglia, in questa fase storica sono un fattore di debolezza “potentissimo”.

Il fatto è che oggi non c’è più un tempo di lavoro. Come quando ti chiamano che sei a casa, in un giorno di ferie o di riposo, e te ne stai tranquillo (si fa per dire) con i figli. La schiavitù dello smartphone non distingue più tra casa e ufficio, e non puoi dire la verità. Se ti hanno trovato vuol dire che il telefono era acceso, e se è acceso allora sei operativo. Dunque: taci e ascolta. Non rivelare mai che hai un lattante in braccio e il biberon sotto l’ascella, che quei versi in sottofondo sono perché il fratello più piccolo ha portato via il telecomando a quella più grande, che il vociare in sottofondo è perché una volta al mese vai tu a prenderli all’asilo per vedere la faccia radiosa che fanno.

Al lavoro puoi dire che ti sei rotto a calcetto la sera prima, che hai una cena esclusiva, che la gara di sci è stata posticipata, puoi raccontare di una collega nuova che devi vedere, puoi anche fare outing e annunciare che scappi nel week-end con un amico, puoi imboscarti per comprare il nuovo iPad o essere fuori a provare la nuova moto o a suonare  col gruppo di manager amici. Tutto può integrarsi con il lavoro, ed essere capito e giustificato, tranne i bambini.

Basta, mi ribello. Se mi dicono che sono magro rispondo che mi alzo di notte a far dormire i pargoli; se mi chiamano a casa, dico che vado di fretta perché sto facendo la lotta sul pavimento; se mi chiedono la disponibilità per un incontro fuori orario, dico che i nani han bisogno di vedermi un po’ di più; e anche se sono giù nel box da solo a montare un nuovo mozzo alla bici, dico che sono allo zoo con i bimbi. E fatevene una ragione.

Correlati