Papà 24/7

18 Aprile Apr 2013 1846 18 aprile 2013

Moto o bambini, il viaggio continua

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Nel mio primo vero viaggio in moto, tanti anni fa, c’è stato un momento critico. Guidavo una vecchia Bmw rimessa a posto, ero il settimo proprietario, e stavo girando l’Europa. Dopo un po’ di giorni che sei in strada tutto il giorno e dormi all’aperto, da solo, succede che incominci a diventare parte del mezzo e dell’ambiente. Nel bene e nel male, diventi un po’ “animale”.

Un giorno, dopo una tempesta, risollevando la moto nel fango mi sono lesionato lo stinco in un contatto con il cilindro. Pochi giorni dopo si è rotto un sopporto delle borse e ho dovuto farlo riparare da un “soldador” di Toledo: nell’afferrare il ferro rovente mi sono ustionato una mano. Passano pochi giorni e dopo diverse ore a viaggiare sotto il sole cocente, succede che entro in un locale climatizzato e l’aria condizionata a palla mi provoca una immediata epistassi. Ricordo di essermi chiesto: tornerò mai a casa? O ci tornerà la moto da sola? Sembrava un momento drammatico, in realtà, a distanza di qualche tempo, ho realizzato che quei giorni sono stati la parte del viaggio più intensa, sublime. Il momento in cui non sei più in viaggio, sei “il” viaggio. Ogni cosa è istinto, emozione. I fatti succedono, li vivi e sei già oltre.

Perché dico questo? Perché oggi mi rendo conto di avere una serie di problemini. Piccoli incidenti di percorso. Ho una mano fuori uso causa sollevamento bimbi, operazioni di facchinaggio varie e lavori domestici pesanti e improvvisati. Zoppico per un calcio a un monopattino (non chiedetemi il motivo). Ospito una famiglia di virus e una colonia di batteri che periodicamente e con la regolarità di un ciclo suonano il citofono per ricordare a gola e bronchi che sono sempre lì. Mangio prugne secche e All Bran, ma in realtà è solo un problema di tempi di relax. Insomma, ci ho diverse cosette che come quella volta in moto mi fanno dire: arriverò mai in fondo? E in che stato?

La risposta me la dà proprio quel viaggio, il primo di una serie lunghissima: la questione non è se e quando arrivi, ma che ci sei dentro alla grande.

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