Papà 24/7

27 Maggio Mag 2013 2054 27 maggio 2013

Referendum Bologna, viva Gramsci!

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Ora che il referendum consultivo di Bologna sui finanziamenti alle scuole dell’infanzia si è chiuso, posso dire la mia in tutta serenità. Come penso sia ormai noto a tanti, le persone che hanno chiesto di abolire il finanziamento comunale alle paritarie sono risultate la maggioranza, il 59%, di quella minoranza, il 28%, che è andata a votare. Quello che sarà lo deciderà la maggioranza che governa Bologna. Io da tempo penso che su un argomento di questo tipo, proprio per la sua particolarità, per poter parlare in pubblico si dovrebbero rispettare due condizioni: la prima è quella di avere figli, la seconda quella di pagare le tasse fino in fondo.

Distinzioni di questo tipo in genere non andrebbero fatte, salvo che per casi particolari. Ma credo che questo sia uno di quelli. Non puoi far parlare troppo gli uomini sul ricorso all’epidurale durante il parto, e non puoi sostenere una discussione sui servizi che in Italia non funzionano con uno che ha la finta residenza a Nizza.

Anche l’idea di un referendum per mettere le materne comunali e statali contro le paritarie mi sembra un po' viziata da un dato di fondo: se le famiglie con bambini che frequentano le paritarie sono il 20%, difficilmente il restante 80% che frequenta le comunali/statali voterà per dare i  soldi a loro. E’ come se facessi un referendum per chiedere a chi entra in autostrada se è d’accordo col far pagare meno le moto e di più le auto e i camion. Chissà come finisce.

Io mi chiedo piuttosto: perché costringere le scuole a farsi la guerra sui fondi, mettendo le famiglie l’una contro l’altra, quando i soldi per aumentare gli stanziamenti  a favore di tutti i bambini possono essere tolti da altre voci del bilancio? Il comune di Bologna finanzia una marea di enti e associazioni molto meno utili di una scuola materna o di un asilo nido, ma nessuno ha pensato di andare a guardare lì.

E’ anche per questo che mi sono convinto che dietro questo referendum ci sia molta ideologia e ci sia soprattutto il tentativo di aprire uno spazio nuovo nel cantiere aperto della sinistra, cosa che ovviamente non ha niente a che vedere con le questioni di merito che riguardano i bambini e la scuola.

Ora spiego perché.

I miei figli hanno frequentato costosissimi asili nido privati perché il mio comune non voleva destinare risorse per accogliere tutti i bambini, ma solo il 20% dei nuovi nati. Altri comuni vicini avevano risolto questo problema in modo molto semplice: mandando i bambini in nidi privati gestiti da cooperative non profit, e integrando parte della quota. E’ una cosa che fa risparmiare e amplia il servizio. Con pochi soldi, accontenti più persone. Esattamente come fa oggi Bologna con le materne.

Dopo i nidi privati la mia figlia più grande ha poi frequentato una materna paritaria. L’abbiamo scelta perché aveva un programma educativo meraviglioso. Qualunque genitore avrebbe scelto quella scuola se fosse stata gratuita. Alle elementari frequenta invece una statale, perché è una buona scuola e gli insegnanti del suo anno non dovrebbero cambiare ogni anno. Gli altri miei figli faranno un percorso tutto comunale/statale, per necessità: siccome pago le tasse, ora che la famiglia è cresciuta mi è difficile pagare anche le scuole.

La cosa che però mi chiedo è questa: se c’è una scuola statale che ha un determinato programma, e vicino c’è una scuola “non statale” che ha più ore di inglese, di musica e di sport, fa orari più comodi per i genitori che lavorano e gli insegnanti sono tutti “stabili”, qual è l’argomentazione razionale per cui alla seconda possano andarci solo i figli dei ricchi o degli evasori? Perché non deve essere gratuita? Perché lo Stato semplicemente non destina una quota per bambino e poi ognuno si sceglie la scuola che ritiene migliore, se è pubblica e aperta a tutti?

In breve, se la gestione statale o comunale di una scuola la fa migliore, oltre che gratuita, io la scelgo molto volentieri. Ma se la gestione di una cooperativa di insegnanti fa sì che sia migliore un’altra scuola, e a costi inferiori per il bilancio pubblico, perché lo Stato mi deve costringere a frequentare solo le scuole che gestisce direttamente?

Questo stesso ragionamento lo hanno fatto in passato i  governi di altri Paesi. E lo hanno risolto. In tutta l’Europa civile la scuola paritaria è gratuita, perché gli Stati la sostengono molto più che in Italia, e la libertà di scelta è un diritto concreto. Tedeschi, francesi, spagnoli... etc sono tutti pazzi?

Quello che mi rattrista da genitore è vedere che da noi invece si mettono le scuole l’una contro l’altra quando i fondi andrebbero aumentati per tutte. Vedere che in questo ritorno di statalismo le libertà (alcune libertà) invece di aumentare diminuiscono. Vedere che ci sono soggetti politici che cercano spazi sulla pelle dei bambini. Vedere soprattutto una cosa: che in nome di un’idea che si ritiene di sinistra si vuole mantenere e incentivare una situazione nella quale i bambini del popolo vanno tutti solo alla scuola statale, i bambini dei ricchi (e degli intellettuali, ça va sans dire) possono invece scegliere le scuole che preferiscono.

Se vuoi essere essere statalista io sono d’accordo, ma dovresti esserlo fino in fondo. Cioè dovresti impedire alle persone di scegliere scuole diverse da quella statale, di mandare i figli a studiare all’estero, di fare ripetizioni private al pomeriggio. Altrimenti non vale.

Concludo questo lungo post con una citazione di Antonio Gramsci che risale a quasi un secolo fa:

"Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai Comuni. La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola è indipendente dal controllo dello Stato. Noi dobbiamo farci propugnatori della scuola libera e conquistarci la libertà di creare la nostra scuola. I cattolici faranno altrettanto dove sono in maggioranza; chi avrà più filo tesserà la tela".

Forse la tela dei veri socialisti è finita, ma comunque viva Gramsci!

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