Papà 24/7

17 Giugno Giu 2013 1750 17 giugno 2013

Il papà e la commessa

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Un papà non ha molte occasioni per spogliarsi e rivestirsi in contatto intimo con una donna che non sia la madre dei propri figli. Intendo un papà che voglia essere un marito (o un compagno) fedele, ovviamente. Anche un papà, però, passando il tempo, ha bisogno di piccole conferme. Ogni tanto, mica sempre.

Per le mamme, in fondo, è molto più facile. Le città sono piene di innocui marpioni dal sorriso facile, dall’occhiolino veloce, dal fischio “edilizio”. Che finché ci si ferma a questo, male non fa. Anzi.

Per i papà è meno scontato. Fondamentalmente perché il test di autostima non lo puoi fare ”in attacco”, se sei una persona seria: il rischio di essere fraintesi è elevatissimo, e nell’era dei social network il pericolo di veicolare un messaggio diverso dalle reali e caste intenzioni è esponenziale. E poi perché l’emancipazione in Italia non ha ancora prodotto la donna-conducente-di-Tir che ti strombazza all’uscita dall’autogrill. Giusto per farti sorridere e darti una spinta.

Certo, ci sarebbero moltissime occasioni in realtà. Ma, come detto, non le ritengo degne di considerazione. Un papà per bene non va in un centro massaggi, al limite se proprio ha problemi si cerca un bravo osteopata (uomo). E a costo di sembrare bacchettone io dico che un papà non dovrebbe nemmeno frequentare palestre. Fare sport va bene, posto che trovi il tempo oltre il lavoro, ma la palestra no: ha una funzione un po’ diversa dalla necessità della pratica sportiva.

Proseguendo nell’ordine delle occasioni per testarsi, in teoria ci sarebbero le visite mediche specialistiche. Considerata la circostanza però, il massimo che si può ottenere è uno sguardo compassionevole e consolatorio sul proprio stato di salute, non proprio quello che si cercava.

Così restano le commesse dei negozi di abbigliamento, quelli per grandi, quando capita ancora di andarci. Il fine è pulito, non malizioso, ma si possono generare simpatici siparietti. Tipo lei che ti dice, guardandoti indossare dei jeans un po’ stretti: “Ma hai le gambe muscolose?”.  E io: “No, negli ultimi 10 anni è cambiata la moda… e ho la vita stretta”. Lei: “Ah che fortuna! Fai sport?”. E io: “No… allevo tre figli”.

Oppure: “Questa camicia ti sta bene”. Io: “Mmm, non mi vedo in ufficio”. Lei: “Aperta forse è meglio”. Io: “Sì, forse, ma ai miei tempi non ci si depilava il petto”.

L’altro giorno, dopo anni che non entravo in un negozio, al momento di pagare un regalo per mia moglie (giuro!) allungo la carta di credito. La commessa mi chiede un documento. Eccolo. Lo prende, lo rigira, lo scruta perplessa. Quasi lo annusa. Io penso che non la convinca l’età anagrafica, ovviamente. Invece mi dice: “Scusa, cos’è?”. Sgrano gli occhi e la guardo: “Beh, la patente… non ne hai mai vista una?”. Lei: “Così no, solo di plastica”.

Ho fatto la patente 4 anni prima che nascesse la commessa. E’ inutile che ci giro attorno: le conferme dei papà sono tutte a casa che li aspettano.

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