Papà 24/7

28 Agosto Ago 2013 1717 28 agosto 2013

Bambini in viaggio (l’incubo dei)

  • ...

L’estate è il momento in cui si viaggia di più, ma è anche il momento in cui tipi diversi di viaggiatori entrano in contatto tra loro. L’incontro più complesso e difficile da gestireche si verifica in genere in questo periodo dell’annoè quello tra chi si sposta con i figli e chi senza. O meglio, per andare alla radice del problema: tra quelli che viaggiano su mezzi di trasporto collettivo con al seguito bambini che disturbano; e quelli che scelgono mezzi di trasporto collettivo, ma non sopportano i piccoli.

Entrambe le categorie, il genitore e il viaggiatore, a ben vedere, sono in contraddizione con loro stesse e l'essenza più autentica del loro stato: un buon genitore se può non costringe un bambino piccolo e indisciplinato a un faticoso viaggio con estranei; un vero viaggiatore sa sopportare molto di più.

Fortunatamente la gran parte dei bambini è poco molesta, e la maggior parte dei viaggiatori non ha grandi problemi. Però è vero che sono in drammatico aumento i bambini insopportabili e allo stesso tempo le persone che non li reggono. Due fenomeni che forse hanno una radice comune.

Agosto 2013 è stato il mese in cui Time ha lanciato un nuovo slogan per la vita perfetta: “Childfree”, che non è come dire “senza” bambini, ma “liberi” dai bambini. E’ un’evoluzione rispetto alla banale possibilità di frequentare strutture “no kids”.Oggi ci sono compagnie aeree che propongono maggiorazioni di prezzo per le “no-crying sections”, aree lontane dai bimbi. Il vero lusso, insomma, è non averli tra i piedi. Poi forse arriveranno gli scompartimenti separati. Poi le gabbie, i ghetti… Poi chissà. A volte penso cheuna legge contro la “bambinofobia” potrebbe essere utile e farebbe molte vittime. Quando però vedo certi bambini incomincio a parteggiare per chi si lamenta.

Da viaggiatore di lungo corso ho maturato alcune convinzioni. Innanzitutto che tra tanti che sanno stare al loro posto, sono solo due i tipi di bambini che invece si fanno sentire in viaggio. Gli elettrizzati e gli ingovernabili.

Gli elettrizzati sono bambini semplicemente eccitati dalla novità. Si agitano, girano come trottole, ridono, non ci stanno proprio dentro dalla gioia per la situazione nuova. Si comportano in questo modo solo la prima volta, poi diventeranno giudiziosi. I bambini così non danno fastidio ai veri viaggiatori, ma solo a chi sta usando il mezzo per spostarsi da un falso stato di quiete a un altro.

Non c’è un romanzo che non possa essere chiuso, una musica che non possa essere spenta, un sonno che non possa essere interrotto, a causa di un bambino così. Chi si infastidisce per un piccolo elettrizzato probabilmente non sopporta nemmeno i fuochi artificiali, le feste di paese, tombolate e salamelle, i cortei in strada per la vittoria della Champions league o del Mondiale, i botti a Capodanno.

L’unico modo per affrontare questi bambini è pensare che stanno solo imparando come abbiamo fatto noi, o è entrare in comunicazione fisica o mentale con loro, guardarli come si osserva la vita, ridere, magari giocare insieme. Tornare piccoli nel cuore e nella testa. Il viaggio così migliora. E quando finalmente crollano addormentati, ci sentiamo meglio.

L’altro tipo sono gli ingovernabili. Tutta un’altra cosa. Si agitano perché non stanno bene con loro stessi, non conoscono regole, sono capricciosi e isterici. Creano oggettivamente problemi. Non sono abituati a rispettare leggi in casa, guardano programmi che dovrebbero essere vietati ai minori, sono viziati di libertà e solitudine. In viaggio i genitori in genere si comportano come nel resto dell’anno: non se ne curano molto e trovano scuse surreali per giustificare il caos.

Faccio gli scongiuri e tutto il possibile per evitarlo, ma tremo all'idea di ritrovarmi un figlio così. Capitasse, sceglierei vacanze riparatorie e tra di noi, lontano dalle sue potenziali vittime: barca a vela, camper, bici, auto, a piedi, campeggio libero. O in un giardino in città a giocare con l’acqua. Magari ha più bisogno di quello che del miniclub al villaggio lontano.

In tutti i casi c’è un solo modo per la pacificazione: pensare che se un bambino disturba, questo è fondamentalmente dovuto alla stessa ragione per cui noi ne siamo infastiditi: siamo tutti più soli. Proviamo ad affrontare il problema pensando ai cani: si dice che abbaiano contro qualcuno quando ne fiutano la paura. Forse è così anche per i bambini.

Correlati