Papà 24/7

9 Settembre Set 2013 1718 09 settembre 2013

Inserire i figli in scuole e asili? Un lavoro (che non fa Pil)

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Incomincio a pensare che le società nelle quali si presta più attenzione ai bisogni dei bambini, ai diritti dei bambini, ai tempi dei bambini, alle necessità dei bambini, siano alla fine società profondamente ostili ai bambini.

Un esempio? Gli inserimenti ai nidi, alle materne, alle scuole primarie. In tanti anni ogni volta mi sono trovato a chiedermi a quali reali necessità rispondono realmente i tempi e le modalità con le quali un piccolo viene inserito in una struttura. Cioè: chi decide quegli orari? E chi ne trae veramente beneficio? Non ditemi i bambini, per favore. Perché il soggetto umano in assoluto più flessibile, intelligente e adattabile alle situazioni pratiche ed emotive è proprio il bambino. Che poi è quello a cui fanno più male i tentennamenti, i tira e molla, i “piani” di adattamento che durano giorni.

Invece noto che si continua con questo teatrino surreale. Il primo giorno un’ora con la mamma, il secondo un’ora e mezza con la mamma che va e viene, il terzo due ore ma esce prima di pranzo, il quarto fa il pranzo ma non la merenda, il quinto la mamma torna dopo due ore, il sesto lo prende la nonna e allora entra dopo… Per i più piccoli questo tormento può durare un mese. Al nido lo chiamano “inserimento dolce”, ma ho scoperto che nei Paesi nordici hanno trovato il modo di fare tutto in soli 3 giorni.

Alle materne un po’ cambia, ma solo un po’, perché dipende se il bimbo è un piccolo, un medio o un grande, se torna nella stessa struttura o se l’ha cambiata, se sono cambiate le maestre oppure no.

Io pensavo fosse finita con le scuole dell’infanzia. Invece quest’anno che ci è toccato inserire un figlio al secondo anno di nido, uno al secondo anno di una nuova materna e uno alla prima elementare, lo “schema” inserimenti ci sta facendo letteralmente andare in tilt. Non basta un foglio Excel per capire chi far entrare, dove e a che ora, e chi ritirare, dove e quando. Anche alla primaria, addirittura, c’è il giorno di adattamento con il genitore, poi quello intermedio, poi finalmente quello a orario intero… Sinceramente credo che sarà un miracolo se a fine mese saranno stati tutti inseriti e ritirati giusti, senza dimenticanze o abbandoni involontari.

Quarant’anni fa mia madre mi ha portato al primo giorno di scuola. Che è stato un giorno normale da subito. E il secondo andavo già da solo. Fine. Con buona pace dei pedagogisti. Il sistema attuale è già un problema se hai un figlio solo. Figurati tre o più. Praticamente sono giorni che io e mia moglie camminiamo per la città a portare e ritirare bambini, tralasciando ovviamente di lavorare e chiedendo permessi  a raffica. Poi ci si domanda perché il Pil non va. Semplice: siamo tutti presi a portare i bambini in scuole e asili che di fatto non frequentano. Senza contare che ovviamente quando finalmente si andrà a regime, sarà ormai il tempo di bronchiti e influenze e i bimbi resteranno a casa in malattia.

La giungla degli inserimenti a chi serve? Al personale di scuole e asili per conoscere lentamente i bimbi? O a rassicurare genitori apprensivi, mamme (e papà) incapaci di gestire il distacco, bisognosi di tappe e tappine estenuanti prima di “lasciare” il nanetto? Mi sbaglierò, ma non credo che questo avvenga perché si hanno a cuore i piccoli. No: questo è un modello che esclude a priori la famiglia numerosa, che fa di tutto per non farti avere più figli, che te ne consente uno solo (manco fossimo in Cina) perché ti impone una montagna di procedure e adempimenti.

Forse una società ossessionata dalle ragioni dei bambini non è una società che ne prevede tanti. Oppure: una società che non fa più bambini, diventa ossessiva su quei pochi che restano.

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