Papà 24/7

25 Settembre Set 2013 1750 25 settembre 2013

Mamme ai fornelli, la rivolta del papà

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Perché le donne nelle pubblicità cucinano e invece gli uomini se ne stanno generalmente sdraiati sul divano o seduti a tavola a farsi servire?

La risposta è fin troppo banale. Il problema, semmai, è perché si lamentano solo le donne. Lo ha fatto la presidente della Camera Laura Boldrini, lo fanno molte donne su diversi giornali, in radio, sui social. Mi sembra un problema vero, pur se mal posto. Una protesta che attacca la superficie ma non intacca la radice.

Parto dal caso personale di marito e genitore. Quando mia moglie ed io ci siamo resi conto che con un certo numero di figli dovevamo necessariamente prendere delle decisioni importanti, ci siamo confrontati serenamente e a viso aperto. Prima abbiamo scartato una serie di ipotesi che prevedevano di far crescere i figli a qualcun altro: non perché non lo ritenevamo giusto o valido, ma semplicemente perché non era nelle nostre corde. Poi abbiamo valutato chi aveva più voglia di stare con i figli, e diciamo che mia moglie ha ammesso candidamente di sentire dentro di sé una spinta difficile da tenere a freno. Infine abbiamo guardato le buste paga. Ecco, se mia moglie avesse guadagnato il doppio di me, non avrei avuto problemi a fare scelte diverse. Ma così, purtroppo, non era. E ne abbiamo preso atto.

Quindi succede spesso che mia moglie si trovi a cucinare e che io stia effettivamente sdraiato sul divano. Ma ci sto semplicemente, e per pochi minuti, perché la mattina del primo giorno libero dal lavoro ho portato fuori da solo al parco tre nani Under6, a vedere i cavalli o a fare un giro in bici, con loro a pedalare e io a inseguirli urlante a piedi. Poi sono tornato a casa con tutti e tre e i pasticcini della festa. Poi ho apparecchiato, sparecchiato, caricato la lavastoviglie, e mentre mia moglie stendeva ho dato la mela ai nani. Poi nel pomeriggio ho smontato i pensili della vecchia cucina e li ho caricati in macchina per portarli in discarica, sono sceso in cantina a portare quello che non ci stava più negli abbassamenti e l’ho fatto con i tre nani al seguito per farli divertire (sai che roba, le cantine del palazzo!).

Poi sono uscito ancora con loro e mia moglie a far prendere il gelato alle camicie e ai pantaloni della famiglia, e poi abbiamo lavato insieme i nani. Mia moglie sì, ha cucinato, usando la spesa che avevo fatto io il giorno prima al Super con due dei tre piccoli, intanto però ho riapparecchiato per la cena, ho risparecchiato, e mentre mia moglie caricava lei la lavastoviglie – già - questa volta mi sono sdraiato sul divano a guardare SkySport24 tenendo a bada i nani urlanti che reclamavano di poter vedere i cartoni. Poi storia, riempimento di borracce, cambio pannolini, e buonanotte. Sperando di dormire.

Beh, diciamo che se il pubblicitario del momento fosse entrato in casa mia nell’istante del divano avrebbe avuto dell’ottimo materiale per le nuove femministe. Però non avrebbe colto il senso del problema. Che è un altro. Dunque: le donne con figli non lavorano, ma stanno a casa a cucinare, perché i manager uomini non le vogliono tra i piedi, non vogliono avere a che fare con donne che hanno i bambini, a meno che non li lascino giorno e notte dai nonni o in mano a un pool di tate. Questione di maschi? Macché. Le donne con figli cucinano anche perché le donne in azienda che non crescono figli, nemmeno loro le vogliono tra i piedi, ma preferiscono lavorare al fianco di uomini sempre disponibili o ragazze giovani che non hanno alcun tipo di esigenza familiare.

Non è una questione di maschi o femmine, di ruoli e compiti. I primi nemici delle donne sono le donne stesse. Sono quelle aziende organizzate, in Italia, per far lavorare solo gli uomini e le donne che non si curano dei bambini. E siccome per gli uomini è un po’ più facile dimenticarsi della prole, mentre colei che li ha partoriti - in genere, ma non sempre, e chissà come mai - fa un po’ più fatica, ecco che finisce molto spesso come si diceva. La realtà è che nessun uomo e nessuna donna assumerebbe una madre di tre figli, per quanto brava, pagandola più di un uomo di scarso valore. Mentre, inevitabilmente, le verrà sempre preferita un/una giovane senza vincoli di luogo, tempo e azione.

Non è in casa la prima discriminazione: è sul lavoro, e le donne non sono soggetti innocenti.

La cosa che più mi mette a disagio, però, è un’altra. Come mai nessun uomo si lamenta del fatto che, dalle fiction sulle supermamme fino alle pubblicità domestiche, i papà sono sempre dipinti come dei bamboccioni incapaci, duri di comprendonio, scollegati dalla realtà, fannulloni e rammolliti? Mi sembra molto più nobile e degna l’immagine di una mamma “acrobata” che cucina per la sua famiglia rispetto a quella di un papà inetto che si fa servire da sdraiato. Ma per vederla così devi aver superato almeno due livelli di luoghi comuni, ed essere un papà che va d’accordo con la mamma nel dividersi i compiti, tutti i compiti, senza vincoli, senza limiti e senza schemi mentali da caricatura.

Per il resto, alle donne che si indignano per certe pubblicità, un consiglio: invece di fare le battaglie per le “quote rosa” in azienda o nei cda, abbiate il coraggio di farle per le “quote mamme” . Che magari ci guadagniamo anche noi papà.

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