Papà 24/7

22 Novembre Nov 2013 2035 22 novembre 2013

Una figlia in prima elementare

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La mia prima bimba quest’anno ha fatto il primo grande passo della sua vita. Ha incominciato ad andare a scuola. Poi toccherà agli altri. Ma lei fa da apripista. E’ un salto, un passaggio della sua vita, come per quella del genitore. E come tutti i genitori che affrontano questo momento, prima non sapevo come l’avrebbe presa. Se l’adattamento sarebbe stato più o meno difficile rispetto al nido e alla materna.

Tutte queste paranoie i nostri genitori non se le facevano. Noi andavamo a scuola, e via. E loro volevano solo che studiassimo e fossimo bravi. Ma noi siamo padri di un’altra stagione, quella in cui i figli sono beni preziosi, creature fragili, cristalli da proteggere, lussuosi peluche da coccolare e difendere, cuccioli sui quali misurare ogni centimetro emotivo, perché si rafforzino nel modo giusto e possano affrontare il mondo meglio di noi. C’è chi, come me, vorrebbe che i figli diventassero creature solidali e collaborative. E c’è chi li vorrebbe avidi e arroganti, per primeggiare. Ma tutti i genitori, in fondo, come prima cosa sperano che si inseriscano bene a scuola.

I primi di scuola giorni mia figlia non voleva alzarsi dal letto. Aveva sonno. Tornava a casa stanca triste e spossata: 8 ore in classe per un bimbo di sei anni non sono uno scherzo. Poi si è lamentata che qualcuno le rubava sempre gomma o la matita. Poi ha incominciato a conoscere i compagni.

Non sono passati due mesi dal primo giorno di scuola. In genere la porta mia moglie, io vado agli asili con gli altri due. Un giorno abbiamo fatto cambio. Siamo arrivati a scuola mano nella mano, io e la mia bimba. Hanno aperto i cancelli ed è corsa dentro. Ho dovuto urlare perché si girasse a salutarmi.

Un altro giorno che sono andato io è entrata di corsa, mano nella mano con due compagni. Saltando e ridendo.

L’ultima volta eravamo in anticipo. Mi ha chiesto di correre comunque per arrivare prima. Pioveva, e sono dovuto tornare su in casa a prendere l’ombrello. Era contrariata per il contrattempo. Abbiamo corso. Era arrabbiata per il ritardo, ma non c’era ritardo. Abbiamo raggiunto i compagni. Bacio. Ed è corsa dentro con loro, come sempre.

E’ il suo nuovo mondo. Mia figlia ha tagliato il suo cordone. Sapevo che sarebbe successo, e sono felice sia accaduto. Così presto non lo pensavo. Il compito di genitore non raggiunge mai la sufficienza. Spero che ogni cosa funzioni bene perché nonostante tutto si sente sicura di quello che tra mille fatiche e milioni di errori le abbiamo dato, le diamo e le daremo. Ma ormai ha il suo mondo da costruire. Vola figlia mia.

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