Papà 24/7

27 Novembre Nov 2013 2103 27 novembre 2013

Il papà spazzino

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Tutte le mattine porto due bambini all’asilo. Una al nido, uno alla materna. Le due strutture sono vicine: prima lascio la cucciolina con i suoi amici nanetti, poi faccio 200 metri e consegno quello più grande alla sua classe di seconda materna. Davanti al nido c’è un cestino della spazzatura, che non si sa bene perché molto spesso è traboccante e i rifiuti sono sparsi attorno. Gli asili sono in una sorta di giardino, anche in un contesto grazioso, se fosse minimamente curato.

Ma vivo in una città che avendo smarrito da tempo il suo senso morale, non ha nemmeno un gran senso del decoro. Diciamo che il “sistema” ormai funziona così. Ma siccome mi dà fastidio vedere per terra la spazzatura, e siccome mi rende ancora più triste l'idea che a nessuno che passa più tempo di me da quelle parti venga in mente di fare qualcosa, mi sono improvvisato spazzino.

In quel giardino c’è anche un centro anziani comunale. Passano ore a giocare a carte o a parlare di Renzi e Berlusconi, a nessuno è mai venuto in mente di pulire per terra? Non è forse anche casa loro quel prato?

L’idea che davanti a un nido sia tollerata una situazione di questo tipo diciamo che mi rende nervoso. Le bidelle rispondono: “Ha ragione, tocca all’azienda comunale di raccolta dei rifiuti”. Sì, come no. Per amare le municipalizzate e credere che agiscano nell’interesse del bene comune, con i loro dipendenti desiderosi di assolvere al loro compito e ripagare con l’impegno la comunità  che li retribuisce, non devi avere figli. Devi cioè vivere in una sorta di limbo nel quale le questioni e i problemi della vita sono aspetti puramente teorici, da dibattito alle cene o agli aperitivi con gli amici o, peggio, da incalzanti confronti via social network.

Così, dicevo, con mio figlio 4enne a fianco l’altro giorno mi sono chinato, ho riempito un sacchetto della spazzatura chiesto alle maestre e ho gettato altrove i rifiuti abbandonati sotto il cestino. Altri genitori mi passavano a fianco, con fare neutrale e disinteressato. Chissà che idea si sono fatti. Non è la prima volta che accade. Quando mi trovo in un giardino con i bambini e vedo oggetti vari abbandonati attorno alle panchine, mi è già capitato di raccogliere tutto e buttarlo via. Non è solo una questione estetica.O ambientale. E’ la mia piccola lotta contro quel modo di pensare per cui niente spetta mai a noi. E che ci sta condannando al declino.

Chissà che cosa pensano i miei figli di me. Chissà se si vergogneranno, un giorno. Ma io insisto. Lo faccio anche per loro. C'è qualcuno che si unisce?

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