Papà 24/7

10 Dicembre Dic 2013 1554 10 dicembre 2013

Il Pil non è single

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In questi giorni su un sito ho trovato un articolo nel quale si cita una ricerca secondo la quale il turismo verrà salvato dai gay perché spendono il doppio degli "altri".

Evito volutamente l'argomento gay, perché è sempre un errore sopravvalutare l'intelligenza del lettore casuale, ma soprattutto per non cadere nel tranello di chi ha pensato di monitorare i consumi turistici sulla base dell'orientamento sessuale senza alcun confronto tra redditi, e mi concentro sul vero messaggio che una ricerca di questo tipo può diffondere: che, cioè, i single, meglio se benestanti, spendono molto di più delle famiglie con figli.
In sostanza i single, o le "coppie di single", farebbero girare l'economia e crescere il Pil più delle famiglie con prole.

Ora, è chiaro a tutti che un single ha livelli di consumo molto elevati. Sono stato iscritto a questa categoria fino ai 40 anni e ho effettivamente speso una barca di soldi. Avevo due carte di credito, una gold e puntavo alla platino, viaggiavo spesso, mangiavo al ristorante quando volevo, compravo vestiti senza pensare al prezzo, ogni weekend mi organizzavo per divertirmi, le vacanze non avevano tetti di spesa, bevevo e facevo bere, compravo moto e accessori e sfogliavo i cataloghi di abbigliamento tecnico, provavo sport e attività diverse ogni anno, frequentavo centri termali per puro piacere edonistico. E, edonisticamente, davo il mio significativo contributo allo sviluppo del paese.

Poi mi sono sposato. Ho avuto tre figli. Ho cambiato la carta oro con una Visa/bancomat di una banca a costo quasi zero. Non faccio più niente di quello che ho elencato sopra. La pizza una volta a settimana, in casa. Il cinema 4 volte l'anno. Vacanze quasi solo in case di famiglia o di parenti. In sostanza, stando a quello che si vuol fare intendere, starei quasi generando recessione.
Però c'è una cosa che non mi spiego e che chi fa certe ricerche sui consumi dovrebbe riuscire a chiarire prima di emanare facili sentenze: come mai prima, nella mia vita da single mettevo via soldi e li investivo anche, mentre oggi con lo stesso stipendio rischio di andare in rosso ogni mese?
Ora, se consumassi meno di prima, se cioè consumassi meno di un single, non dovrei avere un sacco di soldi a disposizione? A parità di reddito non dovrei essere più ricco? E perché invece con tre figli finisco a zero ogni mese?

La verità è che non consumo meno. Anzi. Consumo molto di più. Il fatto è che consumo diversamente. Diciamo che la mia spesa serve a fare massa critica. Cibo, cultura, istruzione, industria, intrattenimento, abbigliamento, arredamento, viaggi. Forse ci sarà poco valore aggiunto in quello che compro, ma quando devo aprire il portafoglio si muove un container di beni e servizi.
Faccio solo un esempio. Se prima in un anno potevo comprare 3 paia di scarpe costose solo per me, oggi di scarpe ne compro 6, e l'anno dopo 4 le devo già cambiare. Spenderò anche la stessa cifra, ma sono pure sempre 10 paia di scarpe contro 3.

Poi certo, c'è anche il Pil dei beni voluttuari, ci sono lo sviluppo del glamour, il profitto del trendy, la Borsa del benessere, il mercato del massaggio. Ma diciamo che una cosa è riconoscere come si tiene veramente in piedi il sistema, un'altra esaltare l'economia dell'enoteca.

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