Papà 24/7

20 Gennaio Gen 2014 1142 20 gennaio 2014

Locali per famiglie o per genitori?

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Un noto locale di Milano, dove da single andavo spesso a consumare il brunch la domenica, si è aperto alle famiglie. Vai con i bambini e ci sono i tavoli per loro, fogli e matite, i piccoli possono disegnare, ci sono animatrici che li seguono e tu puoi consumare il pasto in santa pace. Non è una novità, ma una tendenza in tante città. Anche un famoso locale di jazz, ad esempio, offre la stessa possibilità: brunch con buona musica, bambini custoditi e intrattenuti.

In giro per il mondo sviluppato ormai abbondano i locali dove i più piccoli sono accolti e seguiti in modo speciale, ed è un fatto positivo. Il modello 'villaggio vacanze', dove puoi riposarti e dedicarti alle attività che preferisci mentre i figli sono al baby club, sta conquistando anche altri ambiti del tempo libero.

E' un passo in più, a misura di famiglia, un concetto diverso dal semplice 'parcheggio bimbi' dei supermercati o dall'area giochi con la piscina di palline di tante grandi catene, dove vai per fare shopping e hai bisogno di tenere alla larga i mocciosi.

Ciò che contraddistingue queste nuove aperture di spazi dedicati ai bambini e alle loro famiglie è una visione di fondo che rispecchia un approccio molto diffuso oggi tra i genitori. La filosofia, in sostanza, è questa: fai le stesse cose che avresti fatto senza i figli, ma porta anche loro che te li segue qualcun altro.

Ok, tutto bene, tutto giusto e positivo, ma perché propagandare questo servizio come una cosa 'per famiglie'? Non è forse, invece, una strategia di marketing per continuare ad avere i clienti di prima 'anche' se hanno avuto figli?

Il tempo che oggi un genitore normale che lavora riesce a dedicare ai bambini è così poco, che forse dovremmo riflettere di più sul modo in cui lo impieghiamo. Certo, se uno dei due genitori passa tutta la settimana a casa a seguire i figli è chiaro che magari ogni tanto abbia voglia di staccare e vivere qualche istante in tranquillità con l'adulto a cui vuole bene. È anche vero, però, che spesso i genitori stanno così poco con la prole, che quando se ne devono occupare non sanno bene come comportarsi, e dunque meglio affidarli a qualcuno più abile e/o esperto anche nei momenti da trascorrere insieme.

Non è giusto fare troppe rinunce quando arrivano dei figli, ma non è nemmeno obbligatorio fare tutto, come se non fossero mai nati. Ora, senza facili generalizzazioni credo che sia bene riflettere di più su come impieghiamo il tempo libero con i figli. Una famiglia si rafforza anche impegnandosi a fare più spesso cose belle tutti insieme, dunque trovando attività adatte che facciano stare bene la comunità-famiglia, non soddisfare individualmente ciascuno dei suoi componenti. Tantopiù che ai bambini, l'ho appreso dopo laceranti esperienze, almeno nel fine settimana importa molto più avere a fianco il papà e/o la mamma di educatori/intrattenitori prepatrati e sorridenti.

Lo so, è impegnativo, ma pensarci è già un buon inizio. Tra l'altro potrebbe aiutare a modificare un po' il contesto attorno a noi, per avere una società nella quale i bambini non siano né celebrati né esclusi, ma serenamente previsti. A volte bastano piccole cose: un guardaroba per i cappotti nei musei, dei fermatovaglia non staccabili ai tavoli dei ristoranti, spazi aperti, qualche pista ciclabile nelle città, gente che sorride alla vita.

I veri luoghi 'per famiglie' non sono quelli che ti permettono di affidare i figli a qualcuno, ma quelli che ti permettono di frequentarli con loro.

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