Papà 24/7

27 Marzo Mar 2014 2004 27 marzo 2014

Mense scolastiche, come mangiare giusto

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A scuola #iomangiogiusto è una campagna lanciata in questi giorni da Actionaid, una grande organizzazione non governativa impegnata nella lotta contro la fame e l'esclusione sociale. L'iniziativa per una mensa 'più giusta' ha l’obiettivo di promuovere una corretta alimentazione per i bambini che mangiano nelle mense scolastiche. Ogni mese in Italia vengono serviti circa 50 milioni di pasti in mensa, quasi 2,5 milioni al giorno. Dalla scuola d'infanzia fino ai 14 anni un bambino consuma quasi 2.000 pasti. Migliorare la ristorazione, in tutti i sensi, è una questione seria.

Cosa significa “mensa più giusta”? Actionaid lo spiega bene qui http://www.actionaid.it/campaign/scuola-iomangiogiusto.

In sintesi l'iniziativa propone di sostenere l'uso di alimenti no Ogm, Bio, a Km zero o del Commercio equo e solidale, di offrire acqua non imbottigliata, di promuovere buone pratiche di responsabilità sociale per le società che gestisosno il servizio e favorire la trasparenza e la partecipazione dei genitori nelle scelte fondamentali, evitare gli sprechi. Condivido in pieno tutti gli obiettivi. Ma credo che si possano fare alcune considerazioni di merito.

La prima valutazione riguarda i costi. Negli ultimi anni il problema delle mense in Italia è stato l'aumento delle rette. Sempre più Comuni hanno tagliato le voci di spesa che riguardano i servizi per minori, penalizzando le famiglie, in particolare quelle numerose. Si tratta di scelte politiche ben precise, non casuali, che tendono a far indietreggiare il sostegno alle famiglie con figli rispetto ad altre priorità. Non entro nel merito di questo argomento, ma di certo applicare tutti i criteri elencati rischia difar aumentare il prezzo dei pasti.

Dunque, come essere socialmente responsabili, attenti alla salute dei bambini, educare al rispetto dell'ambiente, e allo stesso tempo non taglieggiare ulteriormente le famiglie?

Mi permetto alcuni consigli. Per prima cosa, se ci teniamo al futuro del mondo e dei nostri figli, dovremmo provare a cambiare noi qualche cosa della nostra vita: usare meno l'auto, consumare meno benzina, non comprare acqua in bottigia a casa, fare vacanze a chilometro zero, cambiare banca, spegnere i condizionatori d'estate, abbassare i riscaldamenti d'inverno, evitare weekend in coda e lunghi viaggi aerei, fare meno lavatrici, abolire merendine confezionate e patatine, riscoprire il pane e la bicicletta...

Ha poco senso portare tutti i giorni i figli a scuola in auto, fare vacanze sul Mar Rosso, alle Maldive o in crociera, bere litri di acqua 'della salute' a casa... e poi battersi perché la lavastoviglie della mensa sia in classe energetica A+ o ai bambini sia fornita acqua in caraffa.

Ok, d'accordo, meglio fare qualcosa, e farlo a partire dai piccoli. Ma a patto che serva a educare anche i genitori, altrimenti è tempo perso.

Anche sui criteri di Responsabilità sociale richiesti all'azienda fornitrice dei pasti si può dire qualcosa. Personalmente non condivido i parametri di Csr in uso attualmente nelle imprese, preferisco guardare ad altri criteri: quante donne in un'azienda hanno avuto figli, quante hanno mantenuto il posto o ottenuto il part-time se lo hanno chiesto, quanti permessi vengono concessi ai genitori, quanto la conciliazione famiglia-lavoro è favorita... e via dicendo. Non mi importa se un'impresa ha i pannelli solari sul tetto e poi mobbizza le mamme.

Altra questione, il km zero dei cibi. Non mi ci attaccherei più di tanto. Sarebbe più utile controllare la qualità effettiva di ogni prodotto comprato. Anche se ha l'etichetta bio. Ci sono territori in Italia dove è meglio evitare di consumare prodotti locali, ci sono pomodori a km zero zeppi di pesticidi (l'Italia ha il record europeo nell'uso di pesticidi), mentre ci sono ottimi prodotti che arrivano da Paesi lontani il cui impatto sull'ambiente è addirittura inferiore alla nostra settimana bianca. Bene l'informazione, i controlli e la traspaenza, insomma, ma evitiamo di trasformare le etichette in ideologie.

Capitolo acqua del rubinetto. A casa bevo solo quella, i miei figli pure, sin da quando erano neonati. E viviamo in città. In molti comuni ci sono però società pubbliche di gestione dei servizi idrici totalmente inefficienti, sottomesse a interessi politici, che sprecano l'acqua o non riescono a depurarla e sprecano denaro pubblico. In tanti casi è molto meglio pretendere che la gestione dell'acqua sia sottratta ai sindaci per essere affidata a privati. Non per profitto, ma per interesse della comunità. Penso a cooperative, imprese sociali, o realtà non profit, che non lucrano sull'acqua e non la usano per altri fini, come invece fanno tante amministrazioni. I soldi che verrebbero recuperati da una privatizzazione sociale dell’acqua (come di tante municipalizzate in rosso) potrebbero essere usati per scontare le tariffe della mensa.

La campagna di Actionaid affronta questioni molto importanti. Ma rischia di non essere capita del tutto e da tutti se non punta principalmente a fare in modo che i Comuni si aprano al confronto con le famiglie e cambino approccio nel definire anche le tariffe. C'è una battaglia culturale molto più importante che viene prima. E riguarda l'idea che questa società, e tanta classe politica, ha oggi dei bambini: piccoli e preziosi beni di lusso, da lucidare come l'argento quando sono nostri, ma che sporcano e inquinano, e dunque vanno resi a impatto zero e tassati come fossero yacht o mega-Suv. Dunque asili nido più cari, tasse rifiuti più alte, mense per bambini che costano come quelle degli adulti... ma acqua del sindaco per tutti e carote bio.

Il miglior servizio che possiamo rendere al futuro del mondo e ai nostri figli è dare loro il buon esempio. Tutti i giorni, nelle piccole e nelle grandi cose.

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