Papà 24/7

25 Aprile Apr 2014 1645 25 aprile 2014

I frutti del papà

  • ...

Qualche tempo fa stavo parlando con un amico senza figli di che cosa significhi essere un papà. Non è un discorso facile da affrontare, soprattutto se la persona con cui ci si rapporta, pur essendo generativa a suo modo, non è riuscita a diventare un genitore. Sono argomenti che solo una consolidata amicizia permette di affrontare con una certa serenità. E infatti così è stato.

A un certo punto l'amico mi ha confidato la sua fragilità. 'A volte penso che mi piacerebbe molto avere dei bambini attorno - ha detto - vederli crescere, cambiare. Mi piacerebbe vedere che diventano grandi e sentirmi per loro come l'acqua per le piante'.

È un bellissimo pensiero. E anche molto dolce. Proseguendo nella chiacchierata ho provato però a rispondere spiegando che io, in quanto papà, non mi sento esattamente come l'acqua. In fondo l'acqua fa crescere la pianta, e i bambini, se mangiano, crescono comunque. Cioè non hanno bisogno di me per diventare grandi. Inoltre l’acqua non mi sembra si impegni molto: cade e basta. E la pianta cresce.

Dunque che cosa sono io? Che cosa è veramente il papà? Ci ho pensato un po' e poi ho detto:

'Il concime, io sono il concime'.

Il mio amico non ha capito che cosa volessi dire. Così ho provato ad aggiungere: 'Mi sento come il concime perché do ai miei figli qualcosa che non è strettamente necessario, ma che è comunque fondamentale. E’ il concime a fare la differenza, anche nei frutti che dà la pianta. E poi da quando i miei figli sono nati ho incominciato a morire per loro, un po' ogni giorno, letteralmente'.

Anche se qualcuno può non ritrovarsi, non la vedo come una brutta cosa. La fatica, la stanchezza, le tensioni che caratterizzano il mestiere del papà non sono inutili. Fare il concime in fondo è il lavoro più bello del mondo. Si può essere genitori se quando nasce un figlio non si incomincia a morire un po' per lui? Molti papà mi capiranno. Non tutti, forse, ma qualcuno sì.

Correlati