Papà 24/7

3 Maggio Mag 2014 1918 03 maggio 2014

Il papà ne sa una più del tablet

  • ...

Capita sempre più spesso di vedere bambini molto piccoli giocare con lo smartphone dei genitori. E’ una cosa naturale. Il telefonino dei grandi sembra avere qualcosa di magico nel tenere buoni i piccoli. Per non parlare del tablet. Alzi la mano chi non ha mai usato l’iPad o altro per far star tranquilli i bambini, giustificando l’”abbandono temporaneo” del minore alla tecnologia con il fatto che comunque così in fondo imparano qualcosa, diventano più intelligenti, prendono confidenza con l’informatica.

Io in realtà qualche dubbio l’ho sempre avuto. Se c’è una cosa facile al mondo, diciamo pure “idiot proof”, sono tablet e smartphone con le loro applicazioni. E’ la ragione per cui piacciono tanto agli anziani: dopo anni di sofferenza informatica hanno finalmente trovato apparecchi tecnologici che non richiedono alcun sapere e alcuno sforzo mentale per essere utilizzati. E’ il loro bello, e forse anche la ragione per cui i touch screen attraggono bambini.

Un’altra cosa che mi ha sempre insospettito circa la reale funzione dei tablet è la rabbia e il nervoso che esprimono i bambini quando dici loro che devono smettere: diventano più isterici di quando spieghi che devono spegnere la tv.

Eppure c’è sempre un articolo di giornale che presenta con toni entusiastici le nuove app per bambini, che ti spiega come i piccoli grazie ai tablet possano apprendere prima, in fretta, e in modo nuovo.

Ora arriva una conferma ai miei dubbi. Secondo uno studio del Cohen Children's Medical Center di New York presentato a un meeting di associazioni di pediatri a Vancouver, smartphone e tablet non solo non aiutano lo sviluppo dei bambini sotto i 3 anni, ma ne rallentano addirittura l’apprendimento. Lo studio ha analizzato piccoli che già attorno agli 11 mesi avevano avuto il primo contatto con un touchscreen. E sebbene i genitori fossero convinti di offrire ai figli una migliore opportunità, i ricercatori hanno rilevano che non c’è alcuna differenza nell’apprendimento. Anzi, i bambini che hanno giocato con applicazioni non pensate per essere educative hanno mostrato ritardi nello sviluppo del linguaggio.

Insomma, è la rivincita di libriccini, puzzle, pastelli, piste, macchinine, bambole e lego vari, palloni e palloncini. Ma credo sia soprattutto vera un’altra cosa. La miglior fonte di apprendimento - e questo lo hanno detto proprio i ricercatori - è il contatto diretto tra genitori e figli. Cioè: stare e parlare con loro, giocare, raccontare storie. E, a ben pensarci, non è nemmeno una grande scoperta.

Correlati