Papà 24/7

10 Agosto Ago 2014 1618 10 agosto 2014

L'amore al tempo dei gemelli contesi

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C'è una cosa che mi spaventa, più di tutte, nella storia dei due gemelli contesi da quattro genitori dopo lo scambio degli embrioni al Pertini di Roma: è l'idea di amore che emerge dalla vicenda. I genitori biologici si battono per avere i figli con il proprio patrimonio genetico, mentre la coppia che ha vissuto la gravidanza, e soprattutto la donna che l'ha portata a termine, si sente naturalmente incaricata del ruolo genitoriale.

È un caso eccezionale e drammatico e i primi e gli unici a pagare le conseguenze dell'errore saranno i bambini. Una situazione come questa, credo, più di una soluzione giuridica o di una riflessione psicanalitica, ha bisogno di un supplemento d'amore.

Già, ma che cos'è l'amore? Che cosa intendiamo, esattamente, per amore? Quando diciamo che vogliamo un figlio per dargli amore, che cosa pensiamo di offrirgli? Di che natura è l'amore di cui tanto parliamo? Forse amore è coccolare, viziare, seguire, accompagnare, proteggere, sfamare, curare, accogliere, crescere, preparare alla vita?

Beh, se è così allora credo che ci siamo messi su un sentiero sbagliato. Queste cose sono tutte buone, ma si possono dare a un figlio come a un cane.

E allora, che cosa fa veramente la differenza? Proviamo a riflettere. L'amore tra esseri umani è una relazione, per reggersi ha bisogno di una promessa a lunga scadenza e soprattutto si fonda sulla capacità di donare se stessi. Non possiamo amare se non sappiamo mettere le ragioni dell'altro davanti alle nostre, rinunciando anche a una parte del nostro territorio. È come per la pace: si può avere una pace duratura se entrambi i contendenti non rinunciano a qualcosa? Quando si incominciano ad accampare diritti, l'amore svanisce e diventa un'altra cosa: contrattazione, scambio, interesse, mercimonio.

Se dovessi applicare la logica dell'amore al caso dei gemelli, i genitori genetici dovrebbero rinunciare ad avanzare pretese verso quei bambini, dovrebbero cioè col tempo imparare ad amarli sapendo che saranno felici proprio perché non avranno quattro genitori che se li contendono. Allo stesso tempo la coppia che li cresce dovrebbe essere capace di rinunciare al diritto di possesso verso quei figli e accettare l'idea che è anche diritto dei bambini conoscere la propria origine genetica, il filo che conduce ai genitori biologici, fino a prevedere una possibilità di relazione.

Questa vicenda mi aiuta a ricordare che, in fondo, siamo tutti genitori affidatari, nel momento in cui impariamo ad amare veramente i nostri figli.

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