Papà 24/7

16 Settembre Set 2014 2121 16 settembre 2014

Il papà mica pettina le bambole

  • ...

Quest’estate abbiamo fatto un viaggio in Francia in auto. Papà, mamma e tre nani “under7” allacciati ai loro seggiolini sul divano posteriore. Dovendo fare un lungo tragitto ci siamo fermati a metà strada a Briançon a dormire. E’ una bella località turistica, disposta in modo piuttosto verticale sulla montagna. Abbiamo preso un albergo in basso, e per tutto il pomeriggio abbiamo girato per i vicoli, saltato sui canaletti d’acqua che li percorrono, siamo saliti sulla rocca e al castello, poi a visitare la chiesa, una piazzetta, un’altra, negozi, cartoline, gelati. Poi la cena in una creperia, e infine, verso le 21,30, esausti, siamo scesi all’albergo per la notte.

Mettere a letto tre nanetti sotto i 7 anni, in una nuova camera d’albergo, non è facile. Ma ce l'abbiamo fatta. Alla fine ci siamo sprofondati nei letti. Siamo tutti sotto le coperte da un minuto che mia figlia maggiore dice: “La bambolina!”. Quale bambolina? “Non trovo più la bambolina”. Dai, l’avrai lasciata in macchina o l’avrai persa… “No, la mia bambolina, la bambolina…”

La famosa bambolina era una micro-cosa della dimensione di un pollice umano e mezzo. Ma, evidentemente, mia figlia ci era affezionata. E allora che cosa faccio? Che cosa fa il papà? Ok, scendo dal letto, mi rivesto e annuncio al buio: “Vado a cercarla”. Sono a pezzi, ma esco dall’albergo. Mia moglie mi invita a restare in camera, io vado lo stesso.

Potrei non tornare più, penso, ma non sono il tipo. In ogni caso, mi dico: respiro un po’ d’aria fresca e di quieta solitudine.

Risalgo al buio della notte per un paio di chilometri i vicoli di Briançon, a passo veloce, guardando per terra, e chiedendo aiuto a Sant’Antonio, come mi aveva insegnato mia nonna per gli oggetti persi. Poi torno al ristorante e mi rivolgo al cameriere: “Avete trovato una bambolina?”. Risponde di sì, non ci posso credere. Dice che l’ha appoggiata lì, dietro quel tavolo, ma ora non c’è più. Parla con gli altri camerieri.

Non si trova più. A un certo punto una signora, una mamma, estrae dalla borsa la mitica bambolina e confessa di averla presa lei. Me la consegna, scusandosi. Mi è andata bene, ho fatto bene a correre: ancora dieci minuti e sarebbero usciti dal locale. Con la bambolina.

Scendo, torno giù all’albergo, salgo in camera. Apro lento la porta. Mi sento un eroe. Mi chino sul letto e abbraccio mia figlia: “Amore mio, ecco la tua bambolina. Hai visto cosa fa il tuo papà per te? Non perderla più”.

Mi rimetto il pigiama, torno nel mio letto, ringrazio Sant’Antonio e chiudo gli occhi.

Mai perdere la speranza, con i bambini.