Papà 24/7

23 Novembre Nov 2015 1927 23 novembre 2015

Il terrore a scuola, tortura gratuita

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La Tour Eiffel con i colori della bandiera francese.

Qualche sera fa mia moglie stava portando a teatro i bambini e la più grande, di terza elementare, ha chiesto: “Mamma, e se succede come a Parigi che ci ammazzano?”. Io le avevo detto qualcosa, spiegando che delle persone a Parigi avevano ucciso tanta gente innocente, perché c’è una guerra nel mondo che può anche arrivare fino a qui. Punto. Non guardiamo la tv mentre mangiamo, e i bambini non guardano i telegiornali. A questa età per me non ha senso. Ogni cosa, nei dettagli, è invece stata spiegata in classe. Io capisco che la scuola abbia il dovere di aiutare i bambini a conoscere e capire la realtà in cui viviamo, ma che senso ha in terza elementare inoculare nella mente di un bambino l’idea che può morire mentre va a teatro con la mamma?

Peggio ancora, però, credo sia il fatto che lo abbiano spiegato anche a mio figlio in prima elementare. “La maestra ci ha detto che a Parigi hanno ucciso più di cento persone e ferite altre centinaia, mentre lo diceva si è messa a piangere e, papà, è venuto da piangere anche a me”. Complimenti.

Un genitore non ha certezze, però nel dubbio ho pensato per giorni che questo tipo di informazione, a quell’età, fosse profondamente sbagliato. Ne ho avuto la certezza leggendo un’intervista su Vita.it al pedagogista Daniele Novara (la trovate qui). «In questi giorni stiamo assistendo a un totale default psicopedagogico, una disseminazione del terrore che sta purtroppo passando dalle scuole”, sostiene Novara. Perché? Semplice: “Fino in terza elementare i bambini sono immersi nel pensiero magico, credono che la parola possa generare cose reali. Su di loro le nostre parole possono compiere danni enormi”, per questo si dovrebbe “ evitare di esporre inutilmente i più piccoli alla brutalità e alla crudezza delle immagini che i media continuano a trasmettere”.

Sono totalmente d’accordo. Non si tratta di nascondere la realtà ai bambini, ma di presentarla nel modo più adatto evitando di catapultarli in cose più grandi di loro. L’esempio fatto dal pedagogista alla giornalista è lampante: “Se lei dovesse separarsi da suo marito direbbe forse ai suoi figli che lo ha trovato a letto con un’altra donna?”.

La decisione di trattare il tema a scuola è stata del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, senza però alcuna indicazione sul modo in cui farlo e per quali classi di età. Peraltro avrei anche da eccepire sul livello dell'informazione trasmessa ai bambini. Hanno forse anche spiegato chi vende le armi all’Isis? Dubito. Però credo che sarebbe stata l’unica cosa veramente importante da dire.