Papà 24/7

25 Novembre Nov 2016 1658 25 novembre 2016

La mia famiglia è un'opera d'arte (rock)

  • ...

Stavo ascoltando la radio in auto, Virgin radio, une delle mie preferite perché in genere trasmette ottima musica. La conduttrice a un certo punto ha chiesto agli ascoltatori: “E voi in che modo avete fatto della vostra vita un’opera d’arte?”. Lo spunto erano i 25 anni dalla morte del mitico Freddie Mercury, uno che sicuramente ha fatto della propria vita (e della propria sofferenza) un’opera d’arte. Come i grandi.

Per quel poco che ho avuto la radio accesa non ho sentito citazioni di Oscar Wilde o Gabriele D’Annunzio, ma la domanda mi ha preso e se avessero dato un numero di telefono o un indirizzo avrei risposto subito: in che modo ho fatto della mia vita un’opera d’arte? Beh, diciamo che ci ho provato in vari modi, direi in molti. Però dopo diversi tentativi in vari campi, direi che l’opera d’arte migliore e più rock che potessi realizzare con la mia vita è stato, a un certo punto, sposarmi e avere figli.

Sì, lo so che fa ridere. Ma sono serio. In un’epoca di conformismo nella dissoluzione, la trovo la cosa più grande e rivoluzionaria che potessi fare, un’azione estetica disordinatamente perfetta. Rock, appunto.

Non sono mai stato così “rotto”, sfasciato, come da quando ho una famiglia. Non ho mai avuto occhiaie così profonde, muscoli così stressati, capelli così lunghi e spettinati, barba così incolta, come da quando ho moglie e figli. Non ho mai avuto una casa così in disordine, un abbigliamento così alternativo e fuori da ogni schema, non mi sono mai lavato così casualmente e non ho mai guardato la vita così intensamente come da quando ho una famiglia.

Ma li vedete i cantanti di oggi, gli artisti del terzo millennio? Vestiti come manichini senza vita, tatuati con gli stampini, pettinati come i cagnolini delle dame, con case perfettamente ordinate e nei piani alti dei palazzi chic. Artisti? Boh. Sofferenti? Mah: forse quando fuori piove o gli integratori per tenersi su sono finiti.

Ogni tanto per tenere il fiato vado in piscina. Vasche su vasche, fino a che le gocce d’acqua non evaporano dalla pelle per il calore raggiunto dai muscoli. Poi esco. Quelle linee blu che si vedono sul corpo non sono tatuaggi – non ne ho - ma le vene che pulsano per la pressione del sangue, il sangue che ho dato ai miei figli. Pum, pum, pum, pum. Questo è rock. Questa è arte. Diteglielo a Virgin Radio.

Correlati