Papà 24/7

4 Gennaio Gen 2017 1611 04 gennaio 2017

Tv, radio e internet: è allarme bambini. Ma a nessuno frega un ca*

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Difendere i bambini da cose non adatte ai bambini è sempre più difficile. Televisione, internet, persino la radio: non c’è più un ambito protetto. Se hai dei figli sotto gli 11 anni, cioè dalla quinta elementare in giù, è come tentare di sopravvivere a una guerra.

Ascoltare la radio in auto serve a capire che il turpiloquio fa parte del linguaggio popolare, che la cattiveria e il cinismo sono codici accettati a ogni livello sociale, e che parlare di sesso e perversioni varie è un passatempo per la gente comune, quasi come un tempo era lavorare a maglia, giocare a briscola o dire un rosario.

Internet, ovviamente, è abbastanza controllato: non lascio gli under 12 liberi di navigare senza uno tra me e mia moglie che vigili. Il massimo della trasgressione è averli scoperti cercare i video di Fabio Rovazzi su Youtube. Vabbè.

La televisione è più un problema. In casa l’accendiamo solo per vedere alcuni programmi specifici, certi film o i cartoni quando noi genitori dobbiamo respirare. I telegiornali purtroppo li evitiamo. Sarebbe bello e utile poter far sapere ai bambini che cosa accade nel mondo attraverso il racconto del giornalismo televisivo. Il problema è che chi fa informazione non sempre pensa di farlo pensando che dei piccoli stiano guardando.

Troppa violenza gratuita, troppe notizie più inutili che scomode, troppi video violenti mostrati pescando da Youtube: il massimo è stato una volta che al Tg delle 20 hanno mostrato un video preso da Internet di studenti che picchiavano un disabile. Ma perché?

Non voglio isolare i miei figli dal mondo, anzi, ma tentare di tenerli al riparo, finché sono piccoli, dalla volgarità annoiata, dallo squallore della mediocrità, o dalla violenza esibita in modo gratuito. Questo nella speranza che educandoli alla bellezza possano da grandi portare bellezza nel mondo. Poi oh, tutti sappiamo come funzionano le cose nella vita, e che va sempre tutto al contrario. Ma io ci provo. Non mi spaventa mostrare il male, ma la sua banalizzazione.

Il massimo l’altra sera in pizzeria. Sopra il nostro tavolo c’era la tv con il telegiornale, ed ecco passare immagini di migranti che si picchiano. Per fortuna i gestori hanno cambiato e messo un canale di musica. Ecco un video di una donna presa a pugni in faccia dal compagno, eccone un altro di una donna seminuda che si spalma olii sul corpo, simula amplessi , partecipa a orge, e via dicendo.

Così ho finito per diventare l’Italiano medio al ristorante con i figli: ho dato loro lo smartpone per distorglierli dalla tv. E i bimbi sono andati su Youtube a cercare Fabio Rovazzi: “Aspetta che ti mostro il ca… che me ne frega…”.

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