Papà 24/7

31 Gennaio Gen 2017 1704 31 gennaio 2017

Bambini alla scuola materna, tra burnout, follie e "torture" gratuite

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Gli asili sono luoghi strani. Intendo le scuole materne. Dovrebbero essere posti gioiosi, dove si respira una totale dedizione al bambino, alla sua educazione e alla sua crescita. Sorrisi e gratificazioni, gratificazioni e sorrisi. Per la mia esperienza all’asilo un bambino può beneficiare di un’educazione persino migliore di quella che riceve a casa. Non dico che sia sempre così, ma oggi si incontrano genitori talmente svalvolati che la scuola materna può fare molto bene alla formazione dei più piccoli.

Però gli asili restano luoghi dove spesso si fa fatica a capire certe dinamiche. Due dei miei tre figli hanno frequentato una materna statale. A uno è andata bene, l’altra ha cambiato – tra pensionamenti, trasferimenti, promozioni, maternità, malattie vere o presunte - almeno sette insegnanti in tre anni. Mi chiedo se sia possibile.

Ho conosciuto insegnanti in totale burnout, roba da tremare ad affidare loro i bambini la mattina. Mi ha sempre rasserenato il fatto che se la famiglia dei piccoli (cioè noi genitori) resiste ed è solida, è una bella garanzia.

Le feste di Natale meglio non parlarne. Io le abolirei. Negli ultimi anni lo sforzo di eliminare ogni riferimento cristiano ha prodotto dei veri e propri obbrobri creativi: recite con storie improbabili, narrazioni fuori contesto, messaggi di pace e felicità generici e incomprensibili. Resto dell’idea che continuare a raccontare la storia di un piccolo profugo mediorientale venuto al mondo in una grotta sia la cosa più semplice e unificante. L’effetto è quello cui ho assistito l’ultimo anno: ho preso le ferie dal lavoro per vedere bambini cantare (male) “Last Christmas” di George Michael. Pace all’anima sua. Ma perché?

La cosa peggiore, però, è il momento dei ritiro. Ci sono quelli che escono alle 16 e quelli che si fermano per i "Giochi serali" ed escono alle 17 o alle 18. E’ una cosa straziante. Ogni giorno c’è un gruppo di piccoli che assiste alla scena degli altri che se ne vanno a uno a uno abbracciando le loro mamme, i loro nonni, i loro papà, le sorelle o le baby sitter, mentre loro devono restare lì ancora una o due ore. Ma io dico: non possono dividere i gruppi prima del ritiro ed evitare questo supplizio quotidiano a chi resta?

Per ragioni familiari a metà anno ho dovuto iscrivere mia figlia ai fatidici Giochi serali e una delle prime cose che ci ha detto è stata: “E’ brutto, perché vedo gli altri che vanno a casa e io no…”. Non so: a inizio anno fanno passare ai genitori le pene dell’inferno in fase di inserimento dei bambini all’asilo, costringendoci a settimane di ingressi posticipati e ritiri anticipati, per aiutarli ad adattarsi piano piano… e poi ecco questa tortura quotidiana. Boh.

Nel complesso, comunque, l’esperienza alle materne è stata positiva per i miei figli, e non mi lamento. Però mi resta in testa un grande boh.

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