Papà 24/7

9 Maggio Mag 2017 1928 09 maggio 2017

Renzi parla di mamme e si dimentica dei papà. Peccato

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“Lavoro, casa, mamme”. Sono le tre parole dalle quali vuole ripartire l’ex premier Matteo Renzi. Le ha pronunciate al congresso Pd di domenica 7 maggio, tracciando così una nuova linea d’azione politica. Cosa si può dire? Una prima cosa è “benvenuto”, una seconda “finalmente”, una terza “peccato”.

Dopo aver distribuito in questi anni bonus sostanzialmente a caso, senza guardare né ai poveri né alle famiglie con figli, col solo obiettivo di rilanciare i consumi e il Pil, Renzi si è reso conto che la ricetta non ha funzionato. Dare soldi in mancanza di una prospettiva, se non quella di ottenere consenso e lucrare crescita, non paga. Non funziona così il mondo, non funziona così l’economia, non funzionano così le persone.

La correzione di rotta, dunque, va salutata con favore. Ma cosa vogliono dire Lavoro, Casa e Mamme? Renzi ha in mente di ridurre il costo del lavoro, di aumentare la sicurezza domestica e rimettere al centro le mamme: «Abbiamo portato le mamme a occuparsi di politica – ha detto - è ora che la politica si occupi delle mamme».

Le ironie sono state facili, fin troppo. In realtà l’ex premier si è avvicinato “finalmente” al tema centrale di questa epoca, la crisi demografica. Per questo bisogna dargli il “benvenuto” nel Terzo millennio. Sono le poche nascite in rapporto alla popolazione in età anziana a rappresentare oggi il principale freno all’economia e allo sviluppo dell’Italia. Porre l’attenzione sulle mamme e la natalità è giusto. E chi osserva che sostituendo la parola “donne” con “mamme” Renzi ha fatto un torto a decenni di lotte femministe, in realtà si mette contro la ragione e fuori dalla storia.

Il problema di Renzi è che scopre la questione demografica con 20 anni di ritardo. E facendolo commette un altro errore gravissimo, che lo rende già vecchio anche rispetto alle generazioni che dovrebbero seguirlo con l'entusiasmo dell'inesperienza: la colpa di parlare solo di mamme, e non anche di papà. Nemmeno questa volta, insomma, ci siamo. “Peccato”.

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