Papà 24/7

5 Giugno Giu 2017 1637 05 giugno 2017

Perché la Juventus perde le finali di Champions spiegato a mio figlio

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Caro figlio mio, provo a spiegarti in parole semplici perché la squadra di calcio della Juventus non vince quasi mai le grandi finali europee, cioè le partite che contano veramente, quelle che fanno sognare e ti portano nella leggenda. E, nel fare questo, spero di riuscire a darti anche una piccola lezione sulla vita.

Dunque vedi, figlio mio, non c’entrano la sfortuna, la sfiga, o la maledizione, come invece sostiene qualcuno ora che la Juventus ha perso la sua settima finale di Champions su nove giocate. No, non c’è nessun motivo magico che impedisce alla Juventus di vincere le grandi sfide. Ricordati: le vittorie, come le sconfitte, dipendono solo dalle persone. Ma non pensare che in questo caso sia solo colpa dei giocatori: la principale ragione che rende la Juventus fragile nelle grandi occasioni dipende dal primo motivo della sua forza.

E’ questo il punto: la Juventus è una squadra condannata a vincere. Cosa vuol dire? Che è una squadra che nasce per vincere, che se non vince non ha quasi senso che esista. Da quando è nata, la Juventus deve vincere, e non conta il modo con cui lo fa. Questo è quello che vogliono i suoi padroni, questo vuole “la società bianconera”, e questo si sono abituati a pensare i suoi tifosi. Agli juventini importa solo vincere, non importa come.

E’ una bella cosa? Mica tanto. Le altre squadre in genere sognano di vincere, vorrebbero vincere. Possono vincere. Ma se non vincono, i tifosi alla fine se ne fanno una ragione. Certo, sono tristi o piangono anche loro se perdono, ma non tifano la loro squadra e i loro colori solo perché vogliono vincere.

Sì, lo so, tu mi dirai che tutte le società competono per vincere e vogliono primeggiare. E’ vero. Però c’è una differenza tra le altre squadre e la Juventus. Per capire cosa voglio dire ti faccio un esempio. Pensa, una volta la Juventus aveva uno dei giocatori più forti del mondo, Zinedine Zidane, e lo voleva vendere perché un’altra squadra era disposta a pagarlo tantissimo. Giusto venderlo, insomma. Solo che il presidente della Juventus, che si chiamava Gianni Agnelli ed era uno degli uomini più ricchi del mondo, disse: “Zidane? E’ più bello che utile”. Cioè quel presidente non disse: “Ci danno tanti soldi e lo lasciamo andare dove lo pagano di più, e siamo contenti per lui…”. No, quel presidente in pratica spiegò a tutti che quel campione non era importante, che quella persona giocava sì benissimo, era bello e divertente da vedere, ma non era “utile” per vincere.

In realtà tutti i presidenti dentro di loro la pensano un po’ così, ma non lo dicono chiaramente, non si fanno belli di essere cinici, non fanno dell’utilitarismo la bandiera della loro squadra. Perché quella è una frase un po’ triste da pronunciare su una persona. E’ come dire: “Non importa se costruisco una macchina brutta, l’importante è venderla e fare soldi, cioè vincere”. Oppure: “Non importa se ti rifilo una cosa che non funziona benissimo, l’importante è vincere”.

Questo modo di pensare porta la gente a guardare alla vita in modo poco gioioso. L’idea è che bisogna vincere e le vittorie si costruiscono come dei prodotti di una fabbrica. E questo è un modo di pensare che alla fine condiziona i tifosi (che infatti se non vincono non sanno che fare) e persino i giocatori.

Questo modo di vivere il calcio non permette alla Juve di vincere le grandi partite come le finali di Champions League perché Il calcio è uno sport speciale. Non è come la Formula 1, che se hai speso più soldi di tutti per costruire una macchina e hai preso il miglior pilota del mondo, alla fine è quasi sicuro che vinci. O come il Rugby, dove i giocatori migliori vincono praticamente sempre e chi vince ha sempre meritato. No, il calcio non è come la vita “dovrebbe essere”, ma come la vita “è”. A volte vince il più forte, altre il più fortunato, altre ancora vince quello che si è impegnato di più, altre volte ancora vince quello che è stato più furbo, o quello che aveva meno paura, o ancora quello che era più tranquillo e meno teso.

Ecco spiegato perché la Juve vince tantissimo grazie ai soldi e alla grandiosa organizzazione della società, ma le grandi partite, quelle che ti portano nella gloria, spesso le sbaglia. Perché avendo l’obbligo di vincere, il dovere di vincere, l’imperativo di vincere, i suoi giocatori, che non sono delle macchine ma delle persone, nel momento decisivo finisce che gli viene la paura di perdere. Le squadre che vincono, invece, sono quelle che sanno di poter perdere.

Anche la vita è così. Per diventare un campione nella vita devi essere pronto a perdere tutto.

Forse a furia di perdere le finali, anche gli juventini prima o poi lo capiranno. Forse un giorno diventerà facile e divertente parlare di calcio anche con gli juventini. Forse un giorno anche i capi della Juventus impareranno che non ci sono giocatori utili e giocatori non utili, ma esseri umani con le loro qualità, campioni con i loro talenti, persone che giocano a calcio per divertire e divertirsi, perché il calcio è veramente il gioco più bello del mondo. Forse un giorno anche i giocatori della Juve scenderanno in campo leggeri, sicuri del proprio valore, senza l’obbligo di vincere e senza la paura di perdere. E vinceranno tra gli applausi. E quel giorno applaudiremo anche noi. E diremo: “Brava Juve!”. Forse questo sta già accadendo.

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