Pettegolezzo

26 Settembre Set 2013 0031 26 settembre 2013

Come si realizza una lampada Tiffany

  • ...

Lampada Tiffany, torino.olx.it



La lampada Tiffany prende il nome dal designer Louis Comfort Tiffany, che verso la fine dell’Ottocento la ideò. Dalla forma tondeggiante e dai colori del mosaico brillanti, questo simbolo dell’Art Noveau statunitense,  è adatto a qualsiasi tipo di ambiente, sia classico che moderno.

Tiffany è una lampada che trova il suo fascino nelle imperfezioni delle mani artigiane che la realizzano. Ve ne sono di vario tipo: da tavolo, da pavimento o lampadari. Sono diversi i disegni che decorano il paralume, spesso con richiami alle forme della natura, degli animali e floreali.  Famosa è ad esempio la lampada «Libellula», disegnata da una collaboratrice di L. C. Tiffany, Clara Driscol, alla quale fu attribuito un premio speciale in occasione dell’ Esposizione Universale parigina del 1900. Ogni lampada è frutto di una creazione fatta a mano e per questo ciascun pezzo è unico e irripetibile.

Il paralume può essere realizzato in vetro soffiato, se pregiato, oppure in vetro piombato.

Modello su carta Tiffany, differentdesign.it



Il designer traccia prima uno schizzo della forma e il motivo del mosaico su carta. Prima si disegna il modello a matita e poi in una versione a colori.

Si produce poi il modello della lampada a grandezza naturale, sempre su carta, assegnando un numero ad ogni pezzo del mosaico. Si codifica poi in base al colore che si userà per ciascun frammento.

L’artigiano ritaglia quindi i pezzetti numerati e li dispone sul vetro dal colore corrispondente e traccia il contorno con un pennarello. Lascia poi scorrere il taglierino lungo i bordi della sagoma, ricavando il frammento in vetro. Quando un pezzo risulta troppo piccolo per l’intaglio, si procede con una apposita pinza che schiaccia il bordo spezzandolo.

Ogni pezzo tagliato si smeriglia per smussare i bordi taglienti, in modo da facilitare l’applicazione della foglia di rame adesiva. Una volta coperto il bordo con quest’ultima, la si preme per farla ben aderire, prima con le dita e poi con un oggetto piatto.

Ciascun frammento viene poi appoggiato sul disegno in formato originale ricavando il mosaico in piano.

A questo punto si ricopre il rame di fondente, una sostanza chimica che facilita la fusione della brasatura. Con un saldatore si fonde sulla foglia di rame della lega per la brasatura, di stagno e piombo. Dopo una prima saldatura di massima, si completano le sezioni del paralume una per volta.

Le diverse parti del paralume ricavate dal modello in carta – su cui si sono applicati i vetri - vengono disposte uno accanto all’altro all’interno di una forma in gesso, per dar  loro la giusta curvatura. Si ripassa ancora una volta il fondente e il saldatore, su una sezione per volta,  e si completa la brasatura di tutto l’interno. Una volta finito, si rimuove il paralume dalla forma.

Alla cima del paralume si colloca una canotta di ottone che a sua volta viene saldata. Talvolta il disegno può prevedere delle decorazioni sul paralume anch’esse in ottone,per cui  si procede con l’adagiare il pezzetto sul vetro e saldare anch’esso in modo da renderlo uniforme.

Il paralume viene infine lavato con una spugna bagnata di una sostanza anticante, che scurisce la calotta di ottone e la brasatura, facendolo sembrare un pezzo di antiquariato.



Correlati