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5 Febbraio Feb 2016 1825 05 febbraio 2016

Fino a che punto The Hateful Eight è tarantiniano?

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Quando un regista inventa uno stile deve imparare a conviverci. 'Fellini è stato davvero Fellini finché non ha iniziato a essere felliniano' ha scritto, a ragione, Ferzetti sul Messaggero nei giorni scorsi, e suppongo intendesse fino ad Amarcord. E Tarantino? Fin quando Tarantino è rimasto Tarantino? E quando, più precisamente, Tarantino ha iniziato ad essere tarantiniano? Forse fino a Jackie Brown, ma non ne sono neppure troppo convinto. Di sicuro Tarantino è Tarantino (e non è cosa da poco visto che dire Tarantino vuol dire Cinema) ne Le Iene e, ovviamente, in Pulp Fiction. Questo non vuol dire che Kill Bill, Death Proof (questo forse sì), Bastardi senza gloria e gli altri siano film minori, ma che soltanto siano più tarantiniani, più manieristi, rispetto alle prime pellicole.

Mi spiego: avete presente la prima sensazione che abbiamo avuto tutti alla vista del primo teaser di Youth? Ecco, quella sensazione, e qui uso le parole sempre più azzeccate delle mie di Giancarlo Zappoli, 'di ritrovare un Sorrentino ormai divenuto manierista di se stesso'. Sensazione, clamorosamente, disattesa non solo perché Youth non è un La Grande Bellezza 2 e Paolo Sorrentino (sceneggiatore e regista) non è (ancora) 'manierista di se stesso', ma perché semplicemente non basta un film, per quanto iconico possa essere o diventare, per dar vita ad un nuovo stile. Fermo restando che proprio la vista di quel teaser pieno di inquadrature e ambientazioni sorrentiniane (giusto per contraddire quello appena scritto), aveva fatto gridare al manierismo non solo coloro che di Sorrentino avessero visto soltanto l'opera precedente.

Ma torniamo a noi. The Hateful Eight è forse uno dei film meno tarantiniani di Tarantino e tutti coloro che avessero intenzione di andare al cinema a farsi la solita scorpacciata di pomodoro potrebbero iniziare ad annoiarsi dopo cinque minuti per poi riprendersi un paio di ore dopo con il tutti contro tutti finale. È un film di sceneggiatura come i precedenti, nonostante i dialoghi siano meno brillanti e divertenti del solito e il più delle volte ti sorprendi a pensare a cosa avrebbero detto o risposto se solo fosse stato un po' più tarantiniano, fino a quando il feticcio di turno non ti incalza con qualcosa di forzatamente tarantiniano. Perché poi è normale andare a vedere Tarantino con l'aspettativa di trovarsi dinnanzi l'esasperazione del tarantinesimo, con tutta la voglia di sangue, parolacce e azione che ogni buon cinefilo deve tenere repressa per non cadere nel marasma della banalità dello spettatore del sabato sera. Ed è proprio perché né Tarantino né il tarantinesimo hanno soddisfatto in me questa voglia repressa che boccio il film sapendo ( e infischiandomene) che sarebbero ben altri i metri di giudizio.

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