Piano sequenza

31 Agosto Ago 2016 1132 31 agosto 2016

La banalità del male nell'Argentina dei generali

  • ...


Reinventarsi alla fine di una dittatura per un ex dirigente dei servizi segreti del regime non è mai cosa da poco: d'accordo la flessibilità e tutto il resto, ma nell'Argentina del dopo Falkland nemmeno la possibilità di una pensione tranquilla, in una bella casa e con una famiglia numerosa, è opzione da tenere in considerazione, anche perché "quanto potrà mai durare la democrazia in questo paese?"

Il Clan di Pablo Trapero, vincitore del Leone d’Argento l'estate scorsa, prodotto dagli Almodóvar, è il godibilissimo thriller che narra le vicende, apparentemente banali, della famiglia Puccio nell'Argentina dei generali di inizio '80 che tanto per evadere dalla monotona esistenza quotidiana, e non crogiolarsi nel ricordo dei bei tempi che furono, organizzava rapimenti, che spesso finivano male, a scapito dei maggiori rampolli della società bene nella Buenos Aires di Ernesto Sabato.

Nonostante il periodo d'uscita non lasciasse presagire nulla di buono, il film scorre via liscio nel mantenimento costante di una tensione narrativa corredata da una regia estremamente delicata nella sua sobrietà e solo apparente rudezza. C'è empatia per gran parte dei componenti della famiglia - ben lontana dal gangsterismo, ormai stereotipato, della famiglia mafiosa, nonostante tutti facciano finta di non vedere -, tranne per quel patriarca silenzioso che si aggira per le strade di San Isidro consapevole, e tu con lui, di essere solo la base, e contemporaneamente l'apice, di un sistema che fonda le proprie basi sull'ipocrisia del girarsi dall'altra parte.

Correlati