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8 Settembre Set 2016 1252 08 settembre 2016

La più profonda provincia argentina vista dagli occhi di un Nobel

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Non capita spesso di vedere al cinema ritratti di intellettuali così perfetti, umani e cinici, delicati e spietati allo stesso tempo, al cospetto di una società che ormai da tempo non sembra nemmeno più interessata a far finta di interrogarsi sul loro ruolo. Mariano Cohn e Gastón Duprat con il loro El Ciudadano Ilustre, presentato in questi giorni a Venezia, e per adesso in cima alla mia personalissima classifica di gradimento, compiono il percorso inverso lasciando che sia l'artista, ancora una volta, a interrogarsi sul proprio posto nel mondo.

Daniel Mantovani, scrittore argentino che vive in Europa da più di trent’anni, raggiunge l'apice, e forse la fine, della propria carriera letteraria quando riceve il Nobel per la letteratura dopo una vita passata a raccontare la sua Argentina e in particolare miserie e nobiltà del borgo natio, Sales, nel quale decide di tornare per ricevere il più alto riconoscimento del paese: la medaglia per il Cittadino Illustre.

Tonfo, trionfo e resurrezione di uno scrittore che racconta le contraddizioni di un paese dilaniato da anni dai fantasmi del suo (anche recente) passato e da un provincialismo che non conosce confini. Ben scritto ancor prima che ben girato, inizia con un discorso troppo bello per essere vero pronunciato davanti all'Accademia svedese dei Nobel e si conclude dinanzi ad una folta platea di giornalisti da poter irridere a proprio piacimento. Il film è ricco di personaggi geniali, seppur molti ai limiti del ridicolo: dal ragazzo che apre bocca solo per imitare il verso del maiale alla sterminata fauna di concittadini, solo alcuni folkloristici, che popolano la fantasia e la realtà di Daniel.

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