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9 Settembre Set 2016 1259 09 settembre 2016

Questi giorni, delusione italiana a Venezia

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Spiace, in una Mostra dal livello qualitativo decisamente superiore rispetto agli anni scorsi, stroncare senza riserve il lavoro del regista italiano più esperto fra quelli in concorso. Le aspettative per l'autore de La vita che vorrei e Luce dei miei occhi, il meglio del cinema italiano di inizio millennio, scivolano, dopo pochi minuti dai titoli d'apertura, nel baratro della delusione di un'ennesima occasione mancata per esplorare ciò che di post adolescenziale è (forse) ancora rimasto nell'ignoto.

Parte tutto da un romanzo inedito di Marta Bertini e da una poesia di Ada Negri: "Mia giovinezza non t'ho perduta, sei rimasta in fondo all'essere, sei tu ma un'altra sei". Parte tutto da un viaggio a Belgrado per un improbabile posto da cameriera, da un gruppo di millennials male assortite in una città difficile seppur appena abbozzata. C'è un po' di tutto in quella macchina che risale i Balcani, ma è quel tutto ad apparire sfumato e le protagoniste sembrano solo sfiorate dai cambiamenti in atto nelle loro vite rendendo impossibile non solo sovrapporre il nostro vissuto ma anche provare la minima empatia. Poco teen movie, poco romanzo di formazione, poco di tutto.

Ridicolo il cameo di Rubini, al limite Timi, Piccioni riesce nell'impresa di far recitare male anche una Buy con il pilota automatico. Delle ragazze si salvano la Adriani e gli occhi grandi della Le Caselle, nel complesso di un film mal scritto in cui tutto, dalla colonna sonora alle soggettive finali, riesce a non funzionare alla meraviglia.

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