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22 Dicembre Dic 2016 1124 22 dicembre 2016

Il Grande Gigante Gentile e quell'incontro di solitudini

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SIB. Spielberg is back. Ed è tornato tornando all'origine, tornando al mondo che conosce meglio di chiunque altro: lo stesso abitato, scritto e descritto da Roald Dahl, il più importante scrittore di romanzi per l'infanzia del Novecento - il mondo del fantastico che hanno frequentato per decenni entrambi e nel quale, almeno formalmente, non si erano mai incontrati. Eppure ci andarono vicini nel '82 quando quello con la macchina da presa fece uscire E.T. e quello con la penna proprio le avventure del GGG, ma nonostante qualche innocuo flirt estivo i due non incrociarono più le loro strade e negli anni successivi uno passò ad altri generi, l'altro a miglior vita. Almeno fino a quest'anno.

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile è l'apoteosi del cinema spielberghiano ancor prima che venga tradotto in pellicola, edulcorato dalle nefandezze dei giganti carnivori, s'immagini visto sul grande schermo. Eppure fu di Brian Cosgrove la prima trasposizione cinematografica nel 1989, anche questa addolcita nel finale dove la Regina chiude l'orfanotrofio e tuttifeliciecontenti. Perché il testo originale di Dahl non manca di parti dark più alla Burton che alla Disney e come la gran parte dei romanzi per bambini tanto per bambini non è. A differenza dei due film.

Con il GGG, interpretato da Mark Rylance, Spielberg, infatti, sposta indietro le lancette di una trentina d'anni e passa tornando ai tempi d'oro dell'extraterrestre di Rambaldi ritrovando quella voglia di fantastico che sembrava aver perso in lavori non all'altezza della sua fama. Perché i suoi ingredienti ci sono tutti: orfani, sogni, solitudini. C'è l'amicizia improbabile fra una bambina e un gigante nano fra gli altri giganti che uniscono le proprie solitudini in un rapporto che nulla ha di scontato, se non il lieto fine. Perché è il lieto fine che deve avere una favola per bambini che possa strappare una lacrimuccia e non avventure alla fastandfurious che strappano a malapena una botta di mal di mare.

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