Piano sequenza

26 Gennaio Gen 2017 1702 26 gennaio 2017

La La Land, due americani a Los Angeles

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«Basta la prima sequenza [...] a far sì che il fan più esigente del musical si ritrovi subito a casa propria. E si emozioni. Perché negli ultimi vent’anni anche i film musicali di enorme successo (Moulin Rouge, Mamma mia!) gli raccontavano, in fondo, che il suo genere favorito non c’era più». Avrei voluto scriverlo io, l'ha pensato e scritto prima Nepoti su repubblica.it - dannazione! Ma è anche il mio pensiero, e non capita spesso di condividerlo con lui, ma non avrei potuto scriverlo meglio, il che invece capita spesso, e non potendolo spacciare per mio ho deciso di virgolettarlo.

Perché La La Land è tutto ciò che un amante del musical potrebbe aspettarsi: nessuna concessione pruriginosa a rumori postmoderni, deliziosamente malinconico ma non vintage, romantico ma non smielato, divismo come se piovesse. Ci si bacia, o almeno ci si prova, durante una proiezione di Gioventù bruciata salvo poi andarci di persona al Griffith Park. Si balla il tip tap portandosi le scarpette in borsa con la città degli angeli sullo sfondo. Alissa Wilkinson su Vox ha scritto che La La Land è magico, «anche se magico non vuol dire perfetto»: non saprei dire cosa intenda lei per perfetto, ma non credo abbia visto qualcosa di meglio nell'ultimo periodo, e di film perfetti ancor meno suppongo. Forse non è perfetto come Un americano a Parigi o come Cantando sotto la pioggia, d'accordo, ma allora tanto vale imbottirsi di classici in dvd per paura di qualsiasi paragone. Eric Kohn su IndieWire ha scritto che La La Land è «magico e perfettamente intonato con quello che cita ma è un gradino più in basso rispetto alla grandezza di quei film». E che Ryan Gosling ed Emma Stone non sono Gene Kelly e Debbie Reynolds, non l'ha ancora scritto nessuno?

La La Land ha almeno il merito, suppongo questo condiviso, di aver attualizzato un genere che ultimamente proponeva film di successo ma diversi dai grandi classici, e qui torno nel caruggio di Nepoti, o musical mascherati tipo Jersey Boys e Nine. Che poi, a parte l'overture in autostrada in mezzo al traffico sulle note di Another day of sun, è tutto fuorché il tipico musical fatto di coreografie corali e spesso pure si dimentica di esserlo.

Ah, dimenticavo: fra le tante cose che meriterebbero da sole il prezzo del biglietto, il cameo di J. K. Simmons nella parte in cui te lo aspetteresti.

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