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3 Febbraio Feb 2017 1422 03 febbraio 2017

Manchester by the Sea, tra lutto e voglia di ricominciare

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Manchester by the Sea sta tutto nei silenzi di Casey Affleck, nella sua recitazione a sottrazione, nel togliere sempre e comunque. Manchester, Massachusetts, tempo da lupi (di mare): freddo, vento, fuoco, tanto di tutto. Lee Chandler torna da Boston per accudire il figlio adolescente del fratello morto, il drammone dell'anno è tutto qui. È nella contrapposizione di una vita che necessita di essere vissuta e un'altra che ne farebbe volentieri a meno, in un film dai colori chiari, riflessi nella trasparenza del mare dall'altra parte della strada e nel bianco freddo di un obitorio di provincia, e dalle musiche angeliche della Plymouth. Almeno fino all'esplosione di colore, al rosso fuoco che spiega il dolore e gli occhi tormentati. Occhi che vedranno come si possa continuare e come si possa ricominciare, sempre centellinando le parole prima delle emozioni. Capisce, o forse no, si lascia trascinare, ma sempre a distanza di sicurezza. Attorno si inizia a metabolizzare, a far scivolare via la colpa e la rassegnazione: lui non ci riesce, ma non sembra giudicare chi il suo dolore l'ha condiviso. E se tutto è già stato visto al cinema, il dolore, e non solo al cinema, è sempre più personale e il raccontare o il non raccontare è sempre qualcosa di diverso.

Casey Affleck si dimostra una spanna sopra al fratello in calzamaglia e compensa il compitino di una Michelle Williams ormai abbonata alla stessa parte. Kenneth Lonergan non taglia nulla e ci consegna, immagino, tutto il girato giocando di ricordi e rimandi senza strafare, entrando nel personaggio ma lasciando che sia tu a scavare.

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