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1 Marzo Mar 2017 1535 01 marzo 2017

Rosso Istanbul, l'opera minore che consacra la grandezza di un regista

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Vent'anni dopo l'esordio di Hamam – Il bagno turco, Ozpetek torna a casa con un film intimo, personale. Rosso Istanbul, da domani in sala, è un thriller melodrammatico che si defila per fortuna dalla cronaca contemporanea di una città che a maggio riesce ancora ad accendersi di un rosso quasi dimenticato sulle sponde del Bosforo. Un film che alza le ambizioni rispetto ai precedenti, ma perde un po' di sincerità; che mantiene le tavolate borghesi, ma perde paradossalmente di coralità. Rosso Istanbul è l'opera minore che esalta la filmografia dei grandi.

Neval, Yusuf e Deniz non hanno la potenza dei soliti personaggi, ma ne conservano il carisma e una buona dose di fascino, incastonati nei luoghi che ne hanno solcato i lineamenti del viso. Quelle rughe che Ozpetek sembra aver collezionato fuori, troppo lontano per non farlo sentire di troppo, estraneo a casa sua. Il rosso è il tramonto sulla sponda asiatica, è il rossetto della madre, è il vestito che abbraccia il corpo sinuoso di Neval, è il protagonista capace di rimanere sullo sfondo, è l'esaltazione della scala di grigi e il trionfo silenzioso del colore, è il dettaglio e il campo aperto.

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