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5 Marzo Mar 2017 1831 05 marzo 2017

Sconfinamenti: di bambole, concubine ed eroine

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La presa di coscienza di una donna solo all'apparenza frivola e puerile, l'angoscia per un'insoddisfazione latente sfogata in amaretti e inutili compere: la Nora disegnata da Ibsen nel suo Una casa di bambola, fino a domenica prossima al Parenti, calza a pennello nella figura così esageratamente infantile di una Marina Rocco mai così nel personaggio tanto da rubare la scena a Timi, ai Timi. L'opera, nonostante abbia 135 anni e passa, mantiene la stessa carica sovversiva delle prime rappresentazioni scandinave e ci consegna una donna che volteggia con grazia nei meandri di un'autorità maschile sempre meno rispettabile, seppur (allora?) ancora così infrangibile. L'opera sente peso degli anni al massimo nella tempistica in cui tende o tendeva a scandalizzare: non più sul finale, nell'atto dell'abbandono, ma durante le prime fasi, nella instabile ingenuità di una bambolina succube volontaria di avvocato che dispensa mance come croccantini senza poi non chiedere conto di soldi piovuti dal cielo. Timi fa il Timi, il padrone di casa, l'istrione, ciò che ti aspetti da lui, ma stavolta è di corredo, nonostante interpreti tutti e tre i personaggi maschili dell'opera ibseniana, lasciando alla Rocco il palcoscenico per quello che è ancora oggi un manifesto colto e borghese sul ruolo della donna nella società.

Un ruolo che non sembrano avere le donne di Elisa Moras nel suo Porn Up Comedy, fino a stasera al Pacta Salone, oltre a quello, triste, di concubine di uomini ancor più tristi. Una carrellata di donne figlie di una contemporaneità spazzatura nella quale persino Ibsen faticherebbe a crear scompiglio tanto drasticamente elevato è diventato il grado di assuefazione.

Una Desdemona che non ti aspetti invece in Otello Spritz, dal 7 al 12 ai Filodrammatici, sovverte la vicenda shakespeariana (Da quattro secoli mi danno della puttana e mi uccidono. È ora di piantarla!), non prima che un Otello ex calciatore datosi alla politica ne abbia già calpestato la lirica. Una donna che reagisce, magari in modo un tantino efferato, alle meschinità di Otello e Iago andandosi a riprendere un finale che da qualche secolo la vede morta e sepolta per errore (e per menzogna) in una rilettura moderna dove le tensione tragica lascia il posto a un divertimento a denti stretti che coinvolge fino alla fine.

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