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23 Marzo Mar 2017 1755 23 marzo 2017

Elle, storia della sua vendetta

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Paul Verhoeven ha 77 anni. Ed è sul pezzo. Con Elle confeziona un thriller grottesco che spazia fra i generi e i registri in modo magistrale. Si parte da un stupro non denunciato verso una vendetta calibrata tra le maglie di una sceneggiatura articolata ma dosata tra il profumo di naftalina dell'alta borghesia francese. Michèle non è nuova a violenze psicologiche, lo stupro è un nuovo capitolo della sua vita e forse neppure il peggiore: medita vendetta e alla fine la ottiene. Potrebbe defilarsi lasciando alla polizia le indagine, decide invece di avvicinarsi alla propria inquietudine, lasciando che tutto proceda normale, senza un prima e un dopo. Elle, come la sua protagonista, non segue la solita narrazione di uno stupro, ma la ribalta dando in pasto allo spettatore l'inquietudine di una vendetta calcolata che, complice il distacco glaciale della vittima, appare, perfino, immotivata.

Difficile, quasi impossibile, immaginare un'altra attrice nel ruolo di Isabelle Huppert in un film che forse in poche avrebbero accettato. Tutto tranne che una rape comedy, è un film di dettagli, nella continuità e nella discontinuità di un vita scaltra che sembrava sul punto di implodere ben prima dello stupro. C'è più della solita trasformazione da vittima a carnefice, per mille motivi. Da oggi in sala.

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