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12 Aprile Apr 2017 1715 12 aprile 2017

Lasciati andare e le tute acetate di Toni Servillo

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Dall'iconica giacca gialla di sorrentiniana memoria alla tutina acetata Italia '90, la (tanto voluta, almeno da lui) svolta comica di Toni Servillo è forse l'unico motivo più o meno serio per andare a vedere l'ultima fatica di Francesco Amato, Lasciati andare, dal 13 aprile in sala. Sceneggiato da Francesco Bruni, il che è più una colpa che un merito, il film scorre via rapido senza infamia e senza lode concedendo anche qualche sporadica risata che per quella che vorrebbe essere una commedia è già grasso che cola. E non sappiamo se sia stato Servillo o Bruni o Amato o qualcuno di troppo arguto per la (nuova) commedia all'italiana a centellinare pillole molieresche nel misantropo e tirchio e goloso protagonista per renderlo più appetibile al nostro maggior attore impegnato. Il tutto mentre il contorno funziona: Marinelli gioca a fare uno Zingaro balbuziente ma pur sempre credibile, Signoris si conferma fin troppo sprecata per tali confezioni e un Giacomo Poretti (sì, quello di Aldo, Giovanni e lui) al quale se sapesse anche recitare non potresti chiedere altro. Spazio comunque a risate ginniche da buccia di banana e ad una comicità slapstick che coinvolge addirittura, spesso accantonando, il sarcasmo che ormai t'aspetti dal personaggio Servillo, il che mi andrebbe pure bene se tutto il progetto non avesse l'ambizione di ricreare una commedia borghese sofisticata. Poi, certo, se i termini di paragone sono l'ultimo Veronesi, sperando che sia davvero l'ultimo, Godano o il Capucci che è ancora in sala, che il Dio del cinema abbia pietà della sua anima, allora Amato è il nuovo Allen e tutti felici e contenti.

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